Thursday, November 15, 2007

un_ottimo_video_esplicativo

Monday, January 15, 2007

grafici

Grafici delle "firme-commento" dei Cittadini Sovrani nella











Labels:

Friday, November 10, 2006

democraziafinanziaria

DEMOCRAZIA FINANZIARIA
- A cura di Katerina Varutti -

Ho tradotto, dal polacco, un frammento del libro di J.A. Rossakiewicz : "Demokracja finansowa" (democrazia finanziaria: http://www.demokracja-finansowa.pl/) dove l'autore parla del messaggio di Gesù riguardante i soldi. Mi scuso per gli errori in italiano!
K. Varutti

(NEL MESSAGGIO DI GESÙ) "[…] al culto della ricchezza è contrapposta l'idea di amore e di carità verso il prossimo. Questa è la più alta vocazione dell'uomo.
Il decalogo è sempre valido, ma è la carità che perfeziona l'uomo.
"Se vuoi essere perfetto, vendi ciò che possiedi, distribuisci ai poveri, e avrai il tesoro nei cieli; poi ritorna e seguimi".
Il denaro non serve per essere salvati, al contrario: può nuocere.
Gesù, a cui gli Ebrei chiedono se devono pagare le tasse a Cesare, risponde di restituire (RITORNARE) del tutto i soldi a Cesare, in quanto quei soldi sono di sua proprietà.
A coloro che vogliono servire Dio ed essere guidati nella vita dalla sua giustizia, il denaro non serve affatto. Nella società creata dai cristiani, i soldi non dovrebbero proprio esserci. "Date a Cesare ciò che appartiene a Cesare e a Dio ciò che appartiene a Dio" (48).
Questa sfuggente, ma allo stesso tempo radicale, risposta di Gesù, era interpretata (anche da S. Paolo) come risposta positiva al quesito sul pagare o no le tasse (49).
Nella sua risposta Gesù non nega il pagamento delle tasse.
Con ciò però non si esaurisce il senso della risposta di Gesù.
Infatti essa ha un significato molto più ampio: si tratta di rinunciare del tutto ai soldi: "Restituite i soldi a Cesare".
Chi crede in Dio non ha bisogno di soldi per lavorare e per dividere ciò che ha creato, e che comunque è di Dio.
Cesare introduce la sua moneta per controllare gli ebrei, e per sottrarre loro una parte degli effetti del loro lavoro. Di fatto, a questo scopo i romani soggiogavano i popoli. Il denaro garantiva la sicurezza, ed la ripetibilità dello sfruttamento.
I romani non aggredivano per un unico bottino come facevano i barbari primitivi, ma costituivano una civiltà basata sulla violenza e sullo sfruttamento, che alla fine - appunto per questo - è decaduta.

NOTE
(48) Matteo 22, 15-21
(49) L'interpretazione che conosciamo ha le sue radici nella traduzione della parola "RIDATE" che era stata tradotta come azione ripetibile. Invece, per es., la Bibbia greca la traduce come azione finita, non ripetibile.

Wednesday, November 08, 2006

sulduceinteriore

SUL DUCE INTERIORE
Riflessioni di Nereo Villa su parole di Mussolini
(in “grassetto corsivo fra virgolette”)
tratte dall’ultima intervista, concessa a Gian Gaetano Cabella,
ex direttore del "Popolo di Alessandria", il 20/04/45,
rivedute poi da Mussolini il 22/04/45,
a sei giorni dal suo assassinio

Chi ha a cuore l’attuazione di una “repubblica sociale” reale, non può più oggi fidarsi, come fece Mussolini, di cardinali, impedendo a se stesso di “dubitare della parola di un ministro di Dio”. Dubitare di costui è, anzi, un dovere, soprattutto se si percepisce che costui è “viscido” (1). Le vicende di Sindona e di Marcinkus hanno, fra l’altro, mostrato a chiare lettere l’implicazione dello IOR (banca vaticana) con la mafia (2).
Mussolini diceva: “L’Italia si risolleverà”.
Io mi chiedo che cosa l’Italia sia.
È un insieme di S.p.A. con scopo di lucro, chiamata Bankitalia?
Credo che quand’anche si sollevassero gli italiani “utili per il paese”, sarebbe sempre troppo tardi, dato che trasmettere ai figli e ai nipoti la verità della truffa bancaria, proprio “quella verità che è stata falsata, svisata, camuffata” da secoli, è un’impresa culturale e/o di libertà, non un’impresa politica e/o di diritto. E la nostra cultura è schiacciata dalla scuola dell’obbligo di Stato, e dunque dal diritto romano, essenzialmente anticristiano.
“A fine maggio e ai primi di giugno del 1940 […] la Germania aveva vinto” e prima o poi anche gli italiani sarebbero stati “invasi e schiacciati”.
La razionalizzazione geopolitica degli accordi Mussolini-Hitler consistente in un’“Europa divisa in due grandi zone di influenza: nord e nord-est; influenza germanica; sud, sud-est e sud-ovest influenza italiana”, appariva pertanto ancora più razionale, dato che se uno è più forte di te, delle due l’una: o soccombi nella lotta, oppure te lo fai amico, se non altro per prendere tempo, e decidere la giusta strategia futura.
Perciò dal secolo futuro era più che naturale aspettarsi l’attuazione di una “forza materiale e spirituale”, capace di contrastare eventuali nemici provenienti da Asia o America. Dunque quell’accordo vincente (cioè l’asse italo-germanico) avrebbe dato agli italiani il “diritto di pretendere” la loro “parte dei beni del mondo”, quegli stessi beni che oggi, come allora, sono ancora in mano “a pochi ingordi e che sono la causa di tutti i mali, di tutte le sofferenze e di tutte le guerre”.
Ecco perché la vittoria degli americani, la cosiddetta “liberazione” non diede, e “non darà al mondo che una pace effimera e illusoria”. Infatti siamo ancora alle porte di un nuovo conflitto mondiale.
Ed ecco perché oggi siamo ancora costretti a parlare di signoraggio bancario: non per “mantenere nel cuore la fede” nel fascismo (ci mancherebbe anche questa!) ma perché è proprio il nostro mondo di italiani e di europei ad avere bisogno della verità occidentale, consistente nell’idea di un organismo sociale sano e triarticolato nei suoi tre poteri: solidarietà produttiva, diritto cristiano, e libera cultura, questa è l’idea più coraggiosa di tutta l’Europa dei popoli: la triarticolazione dell’organismo sociale è l’unico “fascio” di cose incredibilmente sane che può essere attuato per un reale sabato per l’uomo. E il fascismo non poteva ancora avere chiara questa idea, dato che essa stava appena sorgendo in Rudolf Steiner, che i nazisti considerarono loro primo nemico, dato che incendiarono il suo primo centro di Dornach (3).
Sono dunque “gli avvenimenti” e le “debolezze” degli uomini “che oggi provocano questa eclissi” del pensiero, appunto debole, a dare ragione alle intenzioni di Mussolini.
“La storia mi darà ragione”!
La storia gli da’ ragione!
E nessuno - fino a prova contraria - può negarlo.
Mussolini è stato il solo ad opporsi “ai primi conati espansionistici della Germania”, e quando mandò “le divisioni al Brennero […] nessun gabinetto europeo” lo appoggiò.
Eppure, per impedire la guerra, l’unica via praticabile era quella di “impedire alla Germania di rompere l’equilibrio continentale” e di contemporaneamente “provvedere alla revisione dei trattati” in modo da “arrivare ad un aggiustamento generale delle frontiere fatto in modo da soddisfare la Germania nei punti giusti delle sue rivendicazioni, e cominciare col restituirle le colonie; ecco quello che avrebbe impedito la guerra. Una caldaia non scoppia se si fa funzionare a tempo una valvola. Ma se invece la si chiude ermeticamente, esplode”.
Dunque “Mussolini voleva la pace e questo gli fu impedito”!
Da cosa?
Dalla P1. Dovrebbe essere chiamata così, cioè Propaganda Uno. Infatti attraverso la propaganda, i signori del signoraggio riuscirono e riescono - fino a prova contraria - a “convincere tutti”.
La P2 (Propaganda 2) allora non esisteva. Ma non esisteva, semplicemente perché prima del 2 non può che esservi l’1, e prima della P2, la P1 o semplicemente “la propaganda”, che convinceva tutti. Sia ben chiaro: queste non sono affermazioni basate su prove storiche. Semplicemente io la penso così. E non chiedo ad alcuno di fidarsi della mia immaginazione, bensì auspico che l’immaginativa morale propria di ciascuna individualità prenda vita in ognuno.
Anche oggi, nonostante il nullismo della verità, o nichilismo, “qualunque cosa detta” dalla propaganda, “è la verità”!
E l’“ubriacatura collettiva” di oggi la chiamo da sempre mentecattocomunismo. In questo mio neologismo io colloco: un comunismo senza Marx, un cattolicesimo senza io, ed un fascismo senza lotta alla plutocrazia ed all’usura (ed anzi promotore di queste!).
Chi ha a cuore l’attuazione di una repubblica sociale reale, non può nemmeno oggi sopravvalutare “l’intelligenza delle masse” come Mussolini dichiarò di avere fatto come proprio errore.
La gente ha quello che si merita: applaude una cosa ed immediatamente il suo contrario, a seconda di chi nelle trasmissioni televisive appare più disinvolto, indipendentemente dai contenuti che vengono disinvoltamente affermati.
L’“isterismo collettivo” domina in TV nel modo pacato del politically correct… Il colmo è che i signori del signoraggio, in un modo o nell’altro modo, ottengono perennemente che “i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto”, si schierino “anima e corpo dalla parte dei plutocrati” e “degli affamatori”!
Non è forse questo un sintomo che evidenzia che costoro sono asura promotori di schiavismo?
Volendo fare tesoro dell’esperienza politica di Mussolini, ed aspirando ad affrettare “la possibilità di risollevarsi e di imporsi” del popolo italiano (e ciò vale anche per ogni altro popolo europeo), bisognerebbe insegnare ai popoli dell’est le dinamiche dell’egoità anglosassone. Steiner parla di tale egoità nel ciclo di conferenze sulle esigenze sociali dei nuovi tempi, accennando alla favola di Goethe “Il serpente verde”. Ma l’impresa è abbastanza ardua. Infatti se si ragiona solamente all’americana, si perde il contatto con la realtà, dato che qui in Europa non c’è una sola lingua, e sono pochi coloro che conoscono, per esempio il russo, il rumeno, il polacco, ecc. Quindi bisognerebbe almeno incominciare ad accogliere l’amicizia di coloro che pur non essendo italiani manifestano una concezione giuridica cristianizzata (4).
Ma se il popolo italiano non è unito in se stesso tutto ciò è solo illusione.
L’ i n d i v i d u o “dovrà giocare la grande carta”.
Ma non si tratterà di “un puro […] che dovrà immancabilmente agitare le idee del fascismo”: queste sono per me idee alienanti, dato che l’“uomo puro” non può esistere fuori di me. La purezza di intenti, in quanto sano pensare, non può essere cercata fuori dall’uomo, ma dentro. Se la si cerca fuori, si alimenta solo una alienante trascendenza, insensata perfino teologicamente, in quanto l’“io sono”, cioè il Cristo, è oggi immanente, incarnato, non meramente trascendente, come Roma vorrebbe ancora far credere evocandolo ritualmente (in questo senso il cambiamento dell’altare rivolto ai fedeli, anziché verso il muro simboleggiante il cielo, voluto da papa Giovanni, testimonia la consapevolenza dell’immanenza: il cielo non è altro che il celato dentro ogni uomo, lì si trova il Cristo risorto, cioè l’“io sono”).
L’individualità può collaborare con un’altra individualità, questo sì: “collaborazione e non lotta di classe”, questo sì; “carta del lavoro e socialismo”, questo no, perché il lavoro lo faranno sempre più le macchine, e dunque occorre solo socialismo, socializzazione della moneta, questo sì.
“La proprietà sacra fino a che non diventi un insulto alla miseria”. Di fatto oggi la proprietà non esiste più, essendo appunto già “un insulto alla miseria” (5);
Cura e protezione degli esseri umani, dunque, non “cura e protezione dei lavoratori”, io pretendo il mio diritto alla vita anche se non lavoro. Essendo musicista, non ho mai “lavorato”, dato che mi sono sempre divertito facendo serate e concerti. L’etica del lavoro è infatti solo una micidiale truffa generatrice di schiavitù. Dunque: cura e protezione degli esseri umani “specialmente dei vecchi e degli invalidi; cura e protezione della madre e dell’infanzia […] assistenza fraterna ai bisognosi […] lotta contro l’ignoranza e contro il servilismo verso i potenti”. Ed eccolo là il signoraggio denunciato da Mussolini: “il servilismo verso i potenti”, e la sua volontà di sostituirlo col “potenziamento dell’autarchia fino al giorno utopistico della suddivisione fra tutti i popoli delle materie prime che Iddio ha dato al mondo” come “speranza” ed “esaltazione dello spirito di orgoglio di essere italiani”.
Ma qual è il senso oggi di quell’orgoglio se non quello di un’“educazione in profondità” circa le dinamiche del nemico: l’invasore bancario, il potente signore del signoraggio? Lo spirito di avversione che ognuno alberga un po’ in se stesso, fa cercare anche costui nel mondo esterno, come controparte impura dell’uomo puro. Invece il grande inganno è questo: l’invasore non è fuori ma è dentro di noi.
Il “giovane puro” che “verrà”, e che viene, non esiste. Esiste solo in quanto tuo io sempreverde, che non ha bisogno di “tradizioni”, né di riferimenti a “postulati (fascisti) del 1919”, o ad affermazioni “di Verona del 1943”! Infatti il pensare non è stato dato all’umanità perché l’uomo esprima un mondo nato dalla sua perdita di Logos, ma come veicolo del ritrovato Logos. Ed uno solo è il modo del pensiero di ritrovare in sé la via ad una reale tradizione perenne: il moto interiore, capace di annientare in sé la serie di soggezioni in base alle quali “si” è abituato a determinarsi per l’umano. Questo è infatti l’unico moto solare che redime l’umano da dentro (tradizione solare) e non da fuori (tradizione lunare) o da esteriori carte, libri o decreti.
Solo in tal modo è possibile sperare la liberazione dei popoli: “il popolo allora avrà aperto gli occhi e lui stesso decreterà il trionfo di quelle idee” di triarticolazione sociale, sempre più urgente all’Italia come ad ogni altro paese del mondo.
“Troppi interessati non hanno voluto che (il popolo) comprendesse ed apprezzasse” queste cose, ed hanno indotto il cittadino a credere che esse “fossero state fatte contro di lui, contro i suoi interessi morali e materiali”!
Ecco perché si ha letteralmente paura di una filosofia della libertà!
2000 anni di “invasioni”, “miserie”, “denatalità”, “servaggio”, “lotte intestine”, “ignoranza”, “miseria” e “denutrizione”, “non sono bastati per dare all’anima di ogni italiano quella forza occorrente per superare la crisi e per comprendere il vero”. La crisi “cominciata nel 1939, non è stata superata dal popolo italiano”, il quale è stato reso completamente tonto, intossicato e acefalo, o “benpensante” nella misura in cui è non pensante.
Non può dunque risorgere, in quanto la sua “convalescenza” è stata stroncata da continue “ricadute”.
L’“io sono”, e non solo l’“io sono” del duce, è presente come Logos in ognuno. Quello soltanto è “il grande clinico” che non può fare alcuna cura se non dall’interno degli umani. All’esterno, “i medici” sono stati, sono, e saranno sempre molti. Questi sedicenti guaritori dell’organismo sociale, questi politicastri, “si affollano per la successione” in vista della sua morte: “molti di questi sono già conosciuti per inetti; altri non hanno che improntitudine o gola di guadagno. Il nuovo dottore deve ancora apparire”
Il nuovo dottore è l’io umano.
Mussolini cercò con tutte le sue forze di impedire la guerra. E questo è un fatto documentato storicamente.
Egli era riuscito a spaventare “il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori”, i quali non vollero (e non vogliono) sentire parlare di diritto alla vita, “la socializzazione mondiale”, “frontiere” liberate da ogni “dogana”, “libero commercio fra paese e paese, regolato da una convenzione mondiale, moneta unica e, conseguentemente, l'oro di tutto il mondo di proprietà comune, e così tutte le materie prime, suddivise secondo i bisogni dei diversi paesi, abolizione reale e radicale di ogni armamento”.
Mi fermo qui…
Anzi, ripeto: “moneta unica e […] l'oro di tutto il mondo di proprietà comune” così come “tutte le materie prime, suddivise secondo i bisogni dei diversi paesi”, e finalmente l’“abolizione reale e radicale di ogni armamento”!

NOTE
(1) Il vangelo di Marco (discepolo di Pietro) fu infatti scritto a Roma su invito di cavalieri romani (dal 54 al 61 p.C.) consapevoli del fatto che il diritto romano è una realtà anticristana (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 14/04//1917). E fu scritto contro l'ordinamento giuridico-sociale degenerato dell'impero romano (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 10/04/1917). Già dall’inizio del vangelo di Marco i versetti 23 e 24 del 1° capitolo, e l’11 del 3°, indicano che nonostante tale degenerazione è proprio il mondo spirituale decaduto che per primo riconosce il Cristo (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 10/04//1917). Infatti i sadducei (Mc. 12,18) erano opportunisti (oggi si direbbe "mafiosi" del tribunale e dell'amministrazione palestinese), che essendo servili rispetto ai romani, volevano sopprimere tutto ciò che proveniva dai misteri, perché consideravano quel sapere un cristianesimo contrario alla romanità. Da qui deriveranno poi le stragi romane antiebraiche (a scopo di estirpare ogni connessione misterica) ed ogni soppressione dell'uomo pneumatico (cioè spirituale), cosa che poi avvenne definitivamente col concilio di Costantinopoli dell'869 (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 27/03//1917). Il messaggio che secondo me nasconde il vangelo di Marco è il seguente: fate attenzione al diritto. Il vero diritto non può poggiare su fratricidio (vedi i fatti di Romolo e Remo, da cui parte la nascita di Roma, il civis romanus ed il jus, appunto il diritto), e neanche sulla rapina (vedi la storia del rapimento (o del sequestro) delle donne sabine, detto "ratto delle Sabine". Quelle donne appartenevano al popolo dei quirini, non ai romani. Oggi si parla tanto del Quirinale, del diritto, e dello Stato di diritto, però bisognerebbe anche non omettere che il vero diritto cristiano è quello di non pagare le tasse (diritto di epicheia), nella misura in cui è percepibile che queste servono a incrementare guerre e schiavitù.
(2) Negli anni ’80, il giudice Mario Almerighi, si occupò dell’indagine sulla famosa multinazionale del crimine, formata da libanesi, siriani, marsigliesi, spagnoli ed italiani, appartenenti o collegati alla banda della Magliana. Questa supergang, avente basi in Turchia, Afghanistan e Marocco, era una vera e propria raffineria di oppio, ed esportava eroina pura e hashish in America. In tale indagine, arresti e perquisizioni si susseguirono in grande numero, finché molti dei capi e dei “soldati” di questa grossa banda vennero assicurati alla giustizia e condannati. Fra gli arrestati vi fu Giulio Lena (poi condannato a 17 anni con sentenza definitiva), famoso cervello italiano della supergang, legato anche lui alla banda della Magliana. Dalla perquisizione in una sua villa a Monteporzio Catone (Roma) vennero allo scoperto, oltre ad un'abbondante attrezzatura per falsificare soldi, timbri, patenti e passaporti, due lettere (rispettivamente del 24.0487 e 14.12.87; di esse furono poi acquisite anche le ricevute di ritorno) a firma Giulio Lena indirizzate al cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano, nelle quali si chiedeva a Casaroli di restituirgli L. 1.450.000.000 (oltre gli interessi), anticipati da Lena tra marzo ’85 e febbraio ’86 al Vaticano per l’acquisto di documenti di Roberto Calvi contenuti nella sua borsa (quella famosa borsa che il banchiere portava sempre con sé, ma che quando fu scoperto il suo cadavere sotto il ponte dei frati neri a Londra non fu mai più ritrovata. Per ulteriori dati della vicenda, e/o per l’indicazione delle relative fonti di prova, rimando ai seguenti provvedimenti giudiziari: 1°) Ordinanza gip Napoli, 10 febbraio1996, nel procedimento a carico di Calò Giuseppe e altri, per l'omicidio di Francesco Imposimato; 2°) Richiesta DDA Napoli a gip 21 marzo 1994, nel procedimento a carico di Alfieri Carmine ed altri; 3°) Richieste DDA Napoli a gip, 22 novembre 1993, nel procedimento a carico di Alfieri Carmine e altri; 4°) Richieste DDA Napoli a gip, 18 agosto 1994, nel procedimento a carico di Agizza Antonio ed altri (cfr. “I banchieri di Dio. Il caso Calvi”, a cura di Mario Almerighi, Editori Riuniti, Roma, 2002).
(3) Pauwels e Bergier, “Il mattino dei maghi”, Ed. Monfadori, Milano, 1960.
(4) Cfr. il sito polacco di democrazia finanziaria (http://www.demokracja-finansowa.pl/) conosciuto tramite Katerina Varutti (http://bufala.spazioblog.it/5346/Risposta+ad+amica+polacca.html).
(5) Cfr. l’articolo di G. Sandi e N. Villa “2007: Capodanno col bollo, gratis per chi ha di più, aumento per chi ha di meno, il capodanno dell’oltraggio”: http://www.signoraggio.it/capodannodelloltraggio.html

Monday, August 21, 2006

libano

Quotidiano piacentino LIBERTÀ
lunedì 21 agosto 2006
GUERRA E PENSIERO DEBOLE


Gentile direttore,
chi vede negli ebrei i colpevoli dei mali del mondo, non si accorge che in realtà siamo un po’ tutti diasporicamente ebrei.
Addossare agli ebrei la responsabilità di un sistema bancario mondiale criminale, per me significa pertanto solo criticare qualcuno fuori di me anziché me stesso, che come cittadino non ne voglio sapere di oppormi ad esso.
Da più di un secolo i colletti bianchi delle scuole di Stato, per poter insegnare e quindi mangiare, sono costretti alla succubanza di dover attribuire ogni conquista a Marx, Freud ed ad Einstein. Tale succubanza, generatrice di pensiero debole, non è però colpa degli ebrei, anche se costoro sono ebrei. Ma è il solito tradimento di certi chierici che continuano a rinnovarsi indisturbati come cultura dell'inautentico.
Ancora oggi, Gesù di Nazaret è per i professori “allineati” una figura da canzonare, anche se dopo tutto, Rut, bisnonna di David, da cui, secondo il Talmud, discende il messia, non era affatto ebrea. E la politica di Gesù, l’epicheia, per cui si dovrebbero pagare tasse solo se ritenute eque, è sostituita dalla “filosofia” del comunismo di Marx, la quale non ha fatto altro che modernizzare il concetto di “dittatura” ebraica, basata sulla legge (Vecchio Testamento). E sappiamo tutti da San Paolo che la legge, di per sé, genera solo ira e rovina (“lex enim iram operatur”, Rom. 4,15) proprio nella misura della sua rigidità.
Certamente le ricerche di Einstein portarono all’invenzione della bomba atomica, mentre a “bombardare” la nobiltà della mente umana, insistendo che la nostra intelligenza si trova solo nei nostri organi riproduttivi e nei nostri ani, ci pensò Freud.
Ciò nonostante resta per me insensato rimuovere la mia colpa di pensatore debole e attribuire i mali del mondo, scaturiti da insufficienza di pensiero, a questa o a quella etnìa, oppure a questa o a quell’appartenenza religiosa.
Noto che il massimo punto di arrivo attuale del pensiero debole è affermare che i colpevoli sono i sionisti, i neocon, i comunisti, o gli “illuminati”, non gli ebrei, oppure il contrario, dato che “tutto è relativo”.
Però dovremmo tutti farci un po’ più forti, e percepire che tutte queste etichette sono sinonimi di umanità debole, non di religione, né di complotto criminale.
Il pensiero umano attuale è debole per pigrizia mentale o per altro non so. E qui bisognerebbe fare un’analisi o un esame di coscienza per capire il perché si consente di fatto ad ogni gruppo di persone di depredare ed uccidere chiunque altro. Ciò è attuato da sempre, dal vecchio testamento fino ad oggi, perché nessuno in realtà ha voluto veramente accogliere il nuovo.
Gli ebrei non c’entrano. O meglio, c’entrano così come c’entrano i libanesi, i palestinesi, i siriani, ecc., o noi stessi. Ognuno di noi. E cosa facciamo invece? Oggi, attraverso il pensiero debole facciamo in realtà tutto purché non scoppi la pace. Ed in piena estate, destra e sinistra, tutti, Prodi, Berlusconi, Bonino, ecc., siamo improvvisamente diventati culo e camicia per inviare in 10 giorni a Bush un dispiegamento di 3500 uomini, assieme alla portaerei Garibaldi ed alla San Marco.
È sperabile che almeno sappiano perché mandano un esercito proprio come vuole l'America, che a quanto pare sembra voler combattere la sua guerra schierando uomini di altri Stati, e garantendo armamenti ad ambedue le parti in lotta. Forza di contrapposizione al terrorismo? O continuum dell’inganno ai danni degli Stati “sovrani” costretti a dipendere dai banchieri per la loro economia? Se scoppiasse la pace veramente, si saprebbe immediatamente in tutto il pianeta che Israele esige la propria “sovranità” in modo assoluto, cioè nel modo che nessun altro Stato del mondo si è finora permesso di pretendere, dato che i governatori del mondo sono sempre stati - fino a prova contraria - non i governi ma i signori capaci di creare denaro dal nulla, e di “prestarlo” ai governi.
Ma l’insegnamento reale di Israele al mondo non è forse che il denaro riparte per la stessa strada? La storia biblica nei suoi rapporti col denaro e col mondo è in tal senso avanguardia per tutti, e massimamente preziosa, per le leggi economiche che insegna.
Sempre che la storia degli ebrei, del mondo, e del denaro, insegni questa lezione: ogni uomo ha bisogno degli altri per essere salvato.

Sunday, August 13, 2006

In memoria di Giacinto

Grave perdita per l’Umanità, la Cultura e la Scienza
È morto Giacinto Auriti

http://etleboro.blogspot.com/2006/08/rendiamo-onore-ad-un-grande-uomo.html

Il giorno 11 agosto 2006 è venuto a mancare il Prof. Giacinto Auriti: Accademico, Docente Universitario, Ideologo, Giurista di Chiara Fama. Ha insegnato, nelle Università di Roma e di Teramo, Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione. Ha presieduto commissioni internazionali ed ha curato la parte commerciale del Codice Civile Greco.
Uomo generoso dalle preclari virtù, Giacinto Auriti era amato da innumerevoli amici e discenti, d’ogni parte d’Italia e d’ogni ceto sociale e credo politico, che dall’insegnamento dell’Amico e Maestro si sono arricchiti culturalmente, moralmente e spiritualmente. Maestro di vita e di pensiero ha forgiato uomini, creato scuole; cattolico di pura fede, si è sempre impegnato per la realizzazione concreta della dottrina sociale della chiesa.
Filosofo e studioso geniale, Giacinto Auriti ha teorizzato il “valore indotto della moneta” che lo condurrà alla elaborazione di una proposta di legge sulla “Proprietà Popolare della Moneta” presentata al Senato della Repubblica. Uomo di grande coraggio ha rivelato al mondo la grande truffa dei signori della moneta, gli usurai dai colletti bianchi, che si sono appropriati del diritto di stampare moneta a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che l’accettano come mezzo convenzionale di pagamento.
La fama del prof. Giacinto Auriti raggiunse ogni angolo della terra quando realizzò nel suo paese natale, Guardiagrele, cittadina dell’Abruzzo, il Simec (simbolo econometrico), ovvero la “moneta locale”. Avrebbe meritato il Nobel, invece subì l’avversione bancaria e giudiziaria: persecuzioni che non fiaccarono il suo spirito indomito, ma che certamente minarono lentamente il suo fisico.
Gli studi e le teorie scientifiche, contenuti in numerosi libri scritti dal prof. Giacinto Auriti, hanno avuto vasta divulgazione e pratica applicazione in diverse nazioni, in America e in Europa: in Germania sono diverse comunità che, indisturbati dal potere politico, hanno adottato la moneta locale e complementare.
Un grave lutto per il mondo accademico e per la società; una irrimediabile perdita per quanti l’amarono e ne seguirono l’insegnamento, e ne piangono ora la dipartita. Il nostro animo è triste, per aver perduto un Amico e un Maestro. I nostri sentimenti di profondo cordoglio sono per i suoi cari, la fedele consorte Rachele Olivieri (di nobile famiglia napoletana), e i figli adorati: Michela (giornalista), Francesca (medico), Clelia (laureata in economia e commercio), Raffaella (commercialista), Filippo (Avvocato).
Giacinto Auriti era un gigante del pensiero, in un mondo accademico di pigmei.
Crotone è stato il primo comune capoluogo in Italia dove nel 2001 ,dopo una sua lezione magistrale, il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno per il riconoscimento della proprietà dell’euro ai popoli europei e non alla BCE .
Ettore e Rita piangono per la morte del prof Giacinto Auriti, loro maestro di vita, e che in più occasioni hanno avuto l’onore di avere ospite nella loro città dove ha relazionato su argomenti molto importanti per l’attuazione del quarto potere costituzionale concepito sulla finalità di restituire allo Stato la funzione monetaria e al popolo la proprietà della moneta. Questa riforma è diventata ormai indispensabile per uscire dall’asservimento al “signoraggio bancario” e dare inizio a un regime di democrazia integrale in cui i popoli non abbiano solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria, per vivere tempi nuovi a dimensione umana, liberi dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile dei debiti non dovuti alla grande usura.
Grazie Maestro, perché attraverso i tuoi insegnamenti, ci hai dato le armi per combattere nella concreta speranza di vivere tempi migliori.

Ettore e Rita Affatati

***

Auriti era un vero rivoluzionario,

altro che Che Guevara, Fidel Castro o Chavez!

Auriti pose come arma della sua rivoluzione, la riflessione sul male sociale del Signoraggio.
La continua riflessione nei suoi tragici risvolti, lo rese martire.
Tra noi ha vissuto un martire, una persona che del suo dolore ha fatto il suo cavallo di battaglia.
Auriti per quel poco che lo conosciamo, è stato esempio di una cristianità priva di ipocrisia, oggi invero molto rara.
Che razza di cristiano è quello che prega Gesù Cristo in chiesa e poi, davanti alla questione sociale e alla sua soluzione, fa orecchie da mercante e preferisce non ascoltare? Nemmeno qualche minuto...
La conseguenza del Pensiero di Auriti come quello dell'Antropocrazia è un mondo di Pace.
Pace che ogni anima sta rincorrendo dal Portogallo al Giappone, dalla Svezia al Sud Africa...
Purtroppo la storia insegna che gireranno giovani con la maglietta di che Guevara, di Fidel ma non se ne vedranno mai con il volto di Auriti o di Gandhi...
Auriti è stata l'immagine perfetta del rivoluzionario, quello vero, pacifico a mo' del Mahatma Gandhi che se fosse stato a conoscenza del Suo pensiero avrebbe mobilitato il mondo.
Un abbraccio e non perdiamoci d'animo, perché un po' di Auriti ora vive anche in noi...

Marco Marcuse

***

GIACINTO AURITI, UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Ricordo del professore

Si è spento Don Giacinto: così veniva chiamato il professor Auriti nel suo paese natale Guardiagrele dai suoi concittadini, in segno di grande rispetto per un Genio che ha partorito la più grande teoria monetaria del nostro tempo: la proprietà popolare della moneta.
Un grande dolore mi ha assalito nell’apprendere la notizia della sua morte nell’edizione serale del Tg3 regionale ed immediatamente ho chiamato gli amici che, come me, condividono la lotta ovvero il combattimento sostenuto da Don Giacinto contro il sistema delle banche centrali. Da oltre un trentennio il professore aveva intrapreso questo suo lungo e faticoso percorso teso a scardinare una delle più grandi truffe che la storia ha visto realizzarsi, in linea ad un processo di mondializzazione e secolarizzazione, che ancora oggi la vede veicolo di morte e distruzione: l’usura bancaria.
Ho avuto il piacere di conoscere il Genio tre anni fa al cinema Tiziano di Roma in uno dei suoi tanti convegni realizzati in tutta Italia, dove ho avuto, in alcune occasioni, l’onore di poter intervenire come relatore ed il motivo che mi ha avvicinato alle sue posizioni è stata una tesi di laurea in teoria generale del diritto, svolta sul tema monetario ed ironia della sorte con la sapiente consulenza del professor Agostino Sanfratello suo successore designato. Ricordo le sue lezioni tenute in una televisione locale (Telemax) in cui arringava con piglio e grande personalità sulla questione monetaria, dimostrando la superiore caratura che solo i geni e i grandi maestri riescono ad emanare. Proprio assistendo ad una delle sue tante trasmissioni ho avuto, da subito, la sensazione che l’uomo che parlava attraverso il tubo catodico dicesse qualcosa che poteva e può segnare in maniera significativa il corso della storia dell’umanità, aldilà di ogni apparente presunzione. Successivamente, dato che lo spazio autogestito dal professore consentiva l’opportunità di poterlo chiamare in diretta, lo contattai durante lo svolgimento di un suo vigoroso intervento ed oltre a congratularmi con lui, gli chiesi un suo recapito trovando la sua piena disponibilità. Da lì ho cominciato ad approfondire sempre di più gli argomenti da lui sostenuti, consolidando l’idea che avevo già percepito, ovverosia che dalla sua viva voce usciva semplicemente la verità. Non potrò mai dimenticare il giorno in cui consegnai al professore una copia della mia tesi, che aveva riscosso grande successo ed il suo volto illuminarsi di toccante commozione. La mia ammirazione verso di lui è incommensurabile e nel contempo avverto forte, dentro di me, il dovere di proseguire la strada da lui indicata e tracciata, affinché tutto quello che lui ci ha insegnato non vada perduto.
Nel dire questo, mi rivolgo soprattutto alle nuove generazioni e a coloro che come me devono costruire il loro futuro in un mondo, si spera, migliore di questo.
L’esempio di Don Giacinto è e sarà sempre vivo innanzi a me e mi spronerà a portare avanti la sua battaglia senza se e senza ma, nella consapevolezza che tutto ciò che muoveva dal suo ardore morale ed intellettuale aveva un unico scopo: restituire la dignità ed il benessere alla collettività senza alcuna distinzione di casta e altresì senza alcuna differenziazione ideologica e politica, cancellando e sostituendo l’orrore della moneta-debito con la moneta di proprietà del cittadino. Chiudo con una frase che lui amava sottolineare, che evidenzia la sua grande umiltà: “sono un contadino che ha fatto per hobby il professore di Università”. Grazie Don Giacinto.

Dott. Gianluigi Mucciaccio

***

Una folla immensa saluta don Giacinto

Un monumento all’ingresso della città

ricorderà il suo Simec

Ieri a Guardiagrele i funerali dell’insigne economista. Il ricordo degli amici
di GIOVANNI IANNAMICO GUARDIAGRELE - Una folla commossa ha partecipa to ieri pomeriggio ai funerali del prof. Giacinto Auriti, l'economista e docente universitario, ideatore della famosa moneta locale "Simec " e della rivoluzionaria teoria del "valore indotto", morto venerdì scorso nella sua abitazione romana dopo aver a lungo lottato contro un male incurabile. Ad accogliere il feretro dello studioso, giunto dalla capitale a Porta S.Giovanni alle ore 15.30, vi erano tantissimi suoi concittadini e gente proveniente da ogni parte d'Abruzzo e d'Italia che ha seguito il mesto corteo funebre fino alla Chiesa di S. Maria Maggiore dove il parroco Don Nicola Del Bianco ha officiato la Santa Messa. «La battaglia monetaria intrapresa da Don Giacinto - ha ricordato il sacerdote- era dettata dagli insegnamenti del Vangelo. Ora c'è l'assoluta necessita che qualcuno prenda il testimone per proseguire il suo lavoro». Al termine della funzione religiosa nella maestosa chiesa guardiese stracolma di gente in molti hanno voluto prendere la parola per ricordare la figura dell'importante studioso. Si sono cosi succeduti gli inter venti del Sindaco Mario Palmerio, dell'Assessore eegionale Franco Caramanico e di numerosi docenti dell'Università di Teramo tra cui quello del prof. Agostino Sanfratello, erede della cattedra un tempo occupata dall'ideatore del Simec. In molti hanno ricordato la acuta intelligenza del prof. Auriti, ma soprattutto la sua enorme generosità e disponibilità dettate dalla convinta fede cattolica che lo porto negli anni passati persino a costruire a sue spese una piccola Chiesa dedicata alla Madonna di Fatima nella vicina S. Eusanio del Sangro. Al Comune di Guardiagrele e alla famiglia Auriti numerosissimi sono stati intanto i messaggi di cordoglio per la grave perdita subita. «Auriti che è stato proposto addirittura ad una nomination per il Premio Nobel - ha comunicato l'on. della Lega Nord Mario Borghezio- è stato il Pound italiano che ha lottato per liberare il popolo dalla tirannia della usurocrazia, percorrendo una strada tutta in salita». L'Amministrazione Comunale guardiese nei prossimi giorni, a ricordo del suo insigne personaggio, posizionerà all'entrata della cittadina, vicino Porta S, Giovanni, una gigantesca banconota locale realizzata in ferro battuto dal maestro Raffaele Di Prinzio con la dicitura "Guardiagrele Città del Simec". Il locale coordinatore della Destra Sociale Paolo Damiano ha inoltre proposto al Sindaco Palmerio di intitolare la Traversa S. Francesco I, appena ripavimentata, al famoso studioso.

http://www.iltempo.it/ lunedì 14 agosto 2006

***

SI SVOLGERANNO oggi alle 15.30 a Guardiagrele i funerali dell'economista Giacinto Auriti morto ieri all'età 83 anni nella sua abitazione romana, stroncato da un male incurabile. Il teorizzatore della «proprietà popolare della moneta» e propugnatore di una controversa «moneta locale» diffusasi per un breve periodo nel suo paese natale abruzzese riposerà nella tomba di famiglia. Il decesso dell'accademico, docente universitario, ideologo, giurista di chiara fama era avvenuto ieri. Originario di Guardiagrele, Auriti ha insegnato - nelle Università di Roma e di Teramo - Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione. Ha presieduto commissioni internazionali ed ha curato la parte commerciale del Codice Civile Greco. Ma Auriti verrà anche ricordato per aver teorizzato il «valore indotto della moneta» che lo condurrà all'elaborazione di una proposta di legge sulla «Proprietà Popolare della Moneta» presentata al Senato della Repubblica. La sua fama toccò l'apice quando, proprio nel suo paese natale, Guardiagrele, ai piedi della Majella, nel 2000 realizzò il Simec (simbolo econometrico), ovvero la «moneta locale». Moneta che però gli sarebbe però costata (il Simec venne inizialmente sequestrato e poi dissequestrato) una condanna a 4 mesi per raccolta abusiva del risparmio, una sentenza contro cui aveva presentato ricorso in Appello dove però non potrà più presentarsi. Gli studi e le teorie scientifiche, contenuti in numerosi libri scritti dal Auriti, hanno avuto vasta divulgazione e pratica applicazione in diverse nazioni, in America e in Europa. Auriti lascia la moglie Rachele Olivieri, di nobile famiglia napoletana, e i figli Michela (giornalista), Francesca (medico), Clelia (laureata in economia e commercio), Raffaella (commercialista), Filippo (avvocato). Di lui studenti e quanti lo hanno conosciuto ricordano la generosità e la disponibilità, la ricchezza culturale e spirituale: cattolico di pura fede ha anche costruito una chiesa. Il segretario generale di Cisas Università, Giacomo Meschini, e Gianni Massetti, segretario provinciale di Teramo, nel ricordare la figura dell’economista, esprime profondo dolore per la perdita di Auriti e porge alla famiglia le condoglianze sue personali e quelle degli iscritti al sindacato.

http://www.iltempo.it/ domenica 13 agosto 2006

***

AVEVA 83 ANNI
Si è spento il professor Auriti l’inventore della «moneta locale»

CHIETI - È morto all’età 83 anni, stroncato da un male incurabile, nella sua abitazione romana il professor Giacinto Auriti, teorizzatore della «proprietà popolare della moneta» e propugnatore di una controversa «moneta locale» diffusasi nel suo paese natale abruzzese. Originario di Guardiagrele (Chieti), Auriti ha insegnato nelle Università di Roma e Teramo Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione. Ha presieduto commissioni internazionali e curato la parte commerciale del Codice civile greco. Ma Auriti era noto anche per aver teorizzato il «valore indotto della moneta» che lo condusse all’elaborazione di una proposta di legge sulla «Proprietà popolare della moneta» presentata al Senato della Repubblica. La sua notorietà si ebbe quando, proprio nel suo paese natale, Guardiagrele, realizzò il Simec (simbolo econometrico), ovvero la «moneta locale». Moneta che gli sarebbe però costata una condanna a 4 mesi per raccolta abusiva del risparmio. I funerali si svolgeranno oggi alle 15.30 a Guardiagrele. Auriti lascia la moglie Rachele Olivieri, e i figli Michela, Francesca, Cleli, Raffaella, Filippo.

http://www.iltempo.it/ domenica 13 agosto 2006

***

di Giovanni Iannamico

GUARDIAGRELE

Si è spento ieri pomeriggio a Roma all'età di 83 anni il prof. Giacinto Auriti, già Docente di "Teoria Generale del Diritto" all' Università di Teramo e ideatore della famosa moneta locale Simec che nell'agosto del 2000 circolata in diversi negozi della cittadina e in altre località d' Italia, portò il nome di Guardiagrele alla ribalta della cronaca internazionale. La moneta creata da Auriti, come si ricorderà, cambiata con la vecchia lira alla pari, raddoppiava il suo valore per gli acquisti effettuati nei negozi convenzionati. Il 10 Agosto del 2000 la "moneta del popolo" inventata dall'illustre docente universitario fu poi sequestrata in tutti i negozi convenzionati e nel borsino Simec in esecuzione di un decreto emesso dal Gip Geremia Spiniello tramite un'operazione nella quale vennero impiegati oltre 120 uomini delle forze dell'ordine e successivamente dissequestrata dopo un ricorso presentato alla magi stratura dallo stesso prof. Auriti. Va ricordato che il prof. Jerry Lobdill dell'Università della Califormia propose di assegnare al prof. Auriti persino il prestigiosissimo riconoscimento del Premio Nobel. La teoria elaborata da Auriti del "valore indotto" secondo l'insigne economista statunitense è stata infatti senz'altro altro la scoperta più importante fatta in campo economico dalla fondazione della Banca d'Inghilterra ad oggi.

http://www.iltempo.it/ - sabato 12 agosto 2006

***

Nel ricordo di un amico

L’Auriti giurista è noto negli ambienti universitari per gli studi, le ricerche e le pubblicazioni accademiche, ma la sua notorietà si diffuse anche a chi non ne era partecipe di tale mondo, poiché, a seguito dell’esperimento scientifico in Guardiagrele dei simec (simboli econometrici di costo nullo di valore indotto), la sua teoria sulla proprietà popolare della moneta si diffuse in tutto il mondo... (Avv. Antonio Pimpini)

[Continua]

Sunday, July 30, 2006

RISPETTO

"Ciò che importa attualmente”, scriveva Alex Comfort nel 1950 nel suo celebre saggio di psicologia sociale POTERE E DELINQUENZA, “non è tanto la psicologia dei delinquenti al potere, quanto la nostra volontà di disobbedire e di resistere loro, in nome dei nostri interessi e di quelli della specie umana. E possiamo forse opporci e resistere con più efficacia se li comprendiamo meglio, risparmiandoci così di perdere il nostro tempo con scelte di tipo riformista che, strutturalmente, hanno al loro interno i semi del potere delinquente"(1). In tale saggio di psicopatologia del potere, divenuto un classico della psicologia sociale, Comfort denunciava LE DINAMICHE DEL POTERE POLITICO NEL SELEZIONARE "POSITIVAMENTE", NELL’ASCESA DELLA SUA SCALA GERARCHICA, PERSONALITÀ PSICOPATICHE E SOCIOPATICHE.
Oggi, dopo più di mezzo secolo, le cose stanno non solo come le aveva coraggiosamente denunciate il Comfort, ma sono peggiorate al punto che il cittadino si ritrova di fronte al problema del rispetto nei confronti di tali malati mentali, che costituiscono la classe che lo governa.
Poggiando su precisi dati conoscitivi del genere umano, delle sue paure e della sua deficienza in resistenza morale, la delinquenza politica dispone infatti - ed questo è stato dimostrato dal Comfort - di vere e proprie scuole (le università), nelle quali viene conferita una sorta di iniziazione ai "migliori" truffatori e imbroglioni del pianeta.
Da queste "scuole" e “chiese” sorgono infatti i "grandi progetti" che dovrebbero "migliorare" la vita: piani di "guerra per la pace", piani di "signoraggio per l'economia", ricerche
biologiche o mediche d’avanguardia per l'espianto degli organi, tecniche di manipolazione delle coscienze (mobbing), veri e propri trattati commerciali e finanziari della globalizzazione, nonché di politiche genocide. mondialmente pianificate. A tutto ciò si deve aggiungere poi tutto il grande apparato mediatico, o quarto potere.
Oggi il cittadino incomincia a chiedersi se possono avere senso leggi finalizzate al rispetto nei confronti di queste persone, le quali per le loro azioni “sociali” appaiono sempre più assomiglianti a bestie feroci più che a persone umane.
Nello “Spaccio della bestia trionfante” Giordano Bruno, esplicitando l’idea dell’illimitabilità del dialogo, dice di no a dette leggi: "nessuna legge, che non è ordinata alla prattica del convitto umano, deve essere accettata"(2). In questa sua riflessione etico-politica e religiosa, mostrando di considerare non solo la terra materiale ma anche il cielo, in cui è percepibile il verificarsi delle sue congiunzioni astrali, e la loro interpretazione spirituale, ed in cui lo spaccio della bestia è sostanzialmente quello del cattolicesimo romano, Giordano Bruno capisce che il vero peccato degli esseri umani è quello civile, quando il cittadino danneggia la comunità a cui appartiene, e che i veri santi non sono quelli che parlano all’interiorità, ma sono gli uomini che s’interessano del prossimo, vale a dire eroi della civiltà, quelli sono i veri santi.
Esiste dunque uno spazio in cui la bestia, vale a dire una razza “umana” bestiale che “trionfa” per nulla anelando a ricercare né a ricondurre tutto al "divino oggetto" della Verità.
Gli eventi della vita del Bruno, dimostrarono poi che tale razza di uomini bestia esiste: siamo noi coi nostri moralismi e chiusure mentali.
Oggi dopo quattro secoli, dovremmo imparare a rendere a Giordano Bruno, e a tutti coloro che egli rappresenta, tanto più onore quanto fu l’abiezione inflittagli, proprio secondo le sue stesse parole: "[...]Tal io con il mio divino oggetto, che è la verità, tanto tempo, come fuggitiva, occolta, depressa e sommersa, ho giudicato quel termine, per ordinanza del fato, come principio del mio ritorno, apparizione, essaltazione e magnificenza tanto più grande, quanto maggiori son state le contradizioni..."(3).
Chi oggi afferma astrattamente che il rispetto è un valore assoluto, dovrebbe pertanto ricordarsi che il sentimento del rispetto non può applicarsi contemporaneamente ai perseguitati ed ai persecutori, così come non si può avere rispetto per Gesù ed allo stesso tempo per coloro che lo crocifissero.
È risaputo(4) che dove esiste l'immortalità, o anche solo la fede in essa, ci sono punti in cui nessun potere, e nessuna signoria terrestre, per grande che sia, può ghermire, colpire e, meno che mai, distruggere l'uomo. Infatti può essere intimorito solo chi è già persuaso che tutto avrà fine nel momento in cui verrà meno la sua breve presenza sulla terra. E proprio per il fatto che tale dinamica è conosciuta dai nuovi padroni di schiavi attuali - chiarì Ernst Jünger (1895-1998) - si appoggia ogni teoria materialistica che, prima, tali padroni adoperano per vincere “l'ordine costituito”, cioè i padroni precedenti, e poi, avvenuta la conquista del potere, per “rendere perenne il terrore”(5).
Il ribelle è colui che sa che ogni uomo è immortale, che in ogni essere umano alberga una vita eterna, “terra inesplorata e tuttavia abitata che, anche se lui stesso ne nega l'esistenza, nessun potere temporale potrà mai strappargli”(6)
Ad Est come a Ovest infatti, il nuovo Leviatano, consistente nell’organizzazione e nella mobilitazione dei nuovi padroni, è oggi dato dagli amministratori della tecnica(7).
Ogni periodo ha il suo proprio Leviatano. Nel secolo di Marx, il Leviatano fu infatti il marxismo che, rovesciando la tradizione alla quale si ispirava Jünger, portò i cittadini a considerare che erano proprio le teorie non materialistiche a ridurre l'uomo ad essere schiavo dei padroni. Infatti se “come vuole lo spiritualismo di ogni tempo, l'uomo è e si sente immortale, se in lui ‘alberga una vita eterna’, egli vede la propria vita nel mondo come qualcosa di secondario ed è quindi sostanzialmente disposto a lasciare che i padroni se ne approprino”(8).
Ciò però non può significare che una cosa sola: i “padroni” possono usare tanto lo spiritualismo, quanto il materialismo per schiavizzare il cittadino. Se infatti alberga in me una vita eterna, posso permettermi di non odiare e di sopportare i padroni, che dopotutto si impadroniscono soltanto di quel che per me conta di meno.
Se invece non alberga in me alcuna eternità, e io non sono altro che la mia effimera presenza sul pianeta, il sentimento più adeguato che posso provare verso l’organizzazione scientifico-tecnologica dell’esistenza è la gratitudine: a tale apparato infatti il cittadino attuale deve ormai la sua vita e la sua sopravvivenza, così come un tempo le doveva alla divina provvidenza. E, come rileva Emanuele Severino, questo è solo uno dei tanti esempi di analogia fra Dio e Tecnica(9).
In entrambi i casi, i padroni - che non per nulla sono oggi i signori creatori di moneta dal nulla, esattamente come Dio “creò dal nulla tutte le cose” - non se la passano male.
La domanda è oggi: è lecito parlare di rispetto fra gli esseri umani, quando fra gli esseri umani vi è gente che ancora si schiera, materialisticamente o spiritualisticamente dalla parte di questi “signori”?
COSA SIGNIFICA “RISPETTO”?
L’etimologia della parola “rispetto” proviene dal latino “respicere”, ed in ultima analisi dal termine “specie”. “Te respicio” significa propriamente “io ti rispetto”, letteralmente: ho riguardo per la figura esterna che si vede nella considerazione della tua specie.
Ma come la mettiamo quando la figura esterna che si vede nella considerazione della specie di un essere umano, mostra che quest’ultimo è traditore della causa umana e sociale, un chierico traditore, o un sicofante, o uno scriba, cioè un politico cameriere dei cambiavalute e dei “venditori di colombe”? Come funziona il “rispetto” cristiano di fronte al subumanesimo o all’antiumanesimo imperante?
Gesù di Nazaret diceva a questa specie di uomini “razza di vipere”. Se Gesù avesse “rispettato” questa “razza” di ipocriti e di vanitosi, che dicono e non fanno, che legano pesanti imposte sulle spalle dei cittadini, ed alle quali non vogliono minimamente partecipare, che fanno di tutto solo per essere ammirati, chiamati maestri, o padri, o signori, imponendo perfino il signoraggio bancario sull’uso della cartamoneta, Egli non avrebbe mai potuto dire “non chiamate nessuno signore sulla terra” (Matteo 23,3-12).
Dunque delle due l’una: o Gesù è un cattolico, cioè cattocomunista, ma sarebbe meglio dire un mentecattocomunista rispettoso, che si attiene alla mitezza, alla pacatezza, al politicamente corretto ed alla netiquette, in sostanza un vero leccaculo, oppure è un rivoluzionario.
Se si va a vedere il termine greco con cui Gesù viene caratterizzato come mite, si trova che quel termine è “EPICHEIA”, che significa però tutt’altro, vale a dire che non bisogna portare quei pesi se essi sono iniqui: epicheia significa infatti "equità", ma intesa come principio interpretativo che costituisce la reale politica di Gesù, consistente nel non tener conto delle leggi se l’adempierle risulti immorale, cioè contrario all’equità(10). Senza lo sviluppo di questo concetto nei canoni del diritto, non può esservi cristianesimo.
Perciò il cristianesimo oggi non esiste ancora, dato che si è voluto a tutti i costi crocifiggerne il senso, cioè lo spirito di risurrezione.
Oggi esiste in realtà un “cattolicesimo” in cui è stata trasformata l’epicheia in LECCACULISMO.
Detto con altre parole: esistono schiavi che nascono cattolici senza diventare mai cristiani. Il cattolico non è universale. Significa universale come termine greco, ma il termine latino universalis è tutt’altro che presente nel cattolicesimo, dato che la religione cattolico romana ebbe bisogno di sostituire perfino il termine “universalis” con “catholicos”, ambiguamente quanto faziosamente. Allo stesso modo il Cristo cattolico è mite ma non epicheico: è un povero cristo incapace di essere se stesso come “io”, ma capace solo di essere un leccaculo di imbroglioni e mafiosi, un vero e proprio scriba di oggi, cameriere dei banchieri.
Oggi infatti le dinamiche comportamentali del prete falso, spudorate alla Prodi, o occultate alla Berlusconi, che si crede anticomunista, si chiamano leccaculismo.
Ho trovato in Internet una brevissima ma precisissima pagina che caratterizza questo nuovo “partito”, che è oggi l’intercapedine di tutti i partiti, fazioni, scuole, confessioni religiose, o sinedrii vari. Si intitola “Il lecchino” e varrebbe la pena di leggerlo(11).
A questo punto si tratterebbe allora di vedere come stanno le cose al di là degli alibi che materialismo e spiritualismo hanno offerto e continuano ad offrire a schiavismo cittadino, signori dell’euro che lo provocano, e nuovissimi chierici traditori, filosofi dell’animalismo educato e politicamente corretto.
La parola “antinomia” significa letteralmente anti-legge, cioè “contrario alla legge”.
Le antinomie che interessano qui come problemi filosofici connessi a spiritualismo e materialismo sono quattro. Esse non possono essere risolte, in quanto abbiamo due soli modi con cui acquisire conoscenze certe: il primo è empirico, e riguarda il conoscere tramite i sensi: se infatti sperimentiamo un fenomeno tramite tatto, gusto, olfatto, ecc., possiamo essere certi che il fenomeno esiste davvero; il secondo è logico: se il fenomeno può essere delineato logicamente in modo che la conclusione della sua esistenza porti a una risposta definitiva - sì, esiste, oppure no, non può assolutamente esistere - si può essere certi della nostra affermazione dell'esistenza di quel fenomeno.
Ma le quattro antinomie filosofiche a cui mi riferisco non possono essere sperimentate empiricamente e, d’altra parte, le conseguenze di uno studio condotto su base logica portano ad affermare sia che si può logicamente dimostrare la veridicità di ognuna di esse, sia il contrario, e cioè la non veridicità! Tre di queste proposizioni hanno a che fare con la religione; una - per quanto strano possa sembrare - con la fisica.
Le tre antinomie religiose, caratterizzate qui in forma di proposizioni positive, sono:

1ª: “Dio esiste”.
2ª: “L'universo è stato creato”.
3ª: “L'uomo possiede il libero arbitrio”.


È facile constatare che nessuna di queste affermazioni può essere empiricamente verificata, e che ognuna di esse può essere caratterizzata dal punto di vista logico, sia con esito positivo, sia con esito negativo.
Qualsiasi scelta sembra dunque effettuarsi sulla base della sola fede.
Per inciso, la antinomia, quella che ha a che fare con la fisica, afferma: “la materia è infinitamente divisibile”. La fisica delle particelle e la teoria delle onde cercano ancora oggi di verificarla empiricamente.
Ogni religione prende posizione - positivamente o negativamente - su ognuna di queste tre antinomie.
Ebraismo e cattolicesimo le affermano al positivo: Dio esiste, l'universo è stato creato, e l'uomo possiede il libero arbitrio.
Per l'islamismo, due sono positive e una negativa: Dio esiste e l'universo è stato creato, ma l'uomo non possiede il libero arbitrio, in quanto tutto è preordinato (kismet).
Il buddismo ne assume due negative e una positiva: Dio non esiste; l'universo esiste da sempre e non è stato creato, ma l'uomo possiede il libero arbitrio (nirvana, karma e thalami).
Il problema della lotta contro il comunismo risiedeva nel fatto che il comunismo non fu riconosciuto come religione, ma lo era, dato che assunse una propria precisa posizione sulle antinomie, e fu negativa in tutti i tre casi: Dio non esiste; non c'è stata nessuna creazione; e l'uomo viene determinato da forze esterne di tipo economico.
Oggi, il cattocomunismo propone il “mistero” del rispetto alle banche emittenti ed ai camerieri dei banchieri, come Ciampi, Prodi, Draghi, Berlusconi, ecc., dato che cattolici e comunisti sono unanimi nel rispettare l’adozione antidemocratica dell’euro, cioè fascista, in quanto attuata senza il consenso popolare.
Ogni religione ha il proprio mistero. Ed i seguaci di ogni religione, nel loro tentativo di raggiungere uno stato di identità con il divino, meditano sul mistero, proprio di quella religione.


Il mistero centrale del cattolicesimo dovrebbe essere la risurrezione, eppure i preti a Pasqua parlano quasi esclusivamente di morte. Il cattolico alla Prodi cerca forse di armonizzare l’io con il momento della risurrezione, il momento in cui l'universo è stato ricreato, in cui la vita è cominciata di nuovo, e in cui egli in quanto cattolico "rinasce"! Ma nel cattolicesimo tale “rinascita” riguarda solo l’essere praticanti una disciplina, personale ed intimistica, che appartiene solo al praticante, e che non comprende alcun aspetto che coinvolga la polis, la comunità, perché l'essere praticanti non può essere definito, verbalizzato, né dimostrato: può essere solo, in quanto “esperienza mistica” intimamente sperimentata.


Il mistero dell'islamismo si chiama invece “kismet”, che significa “fato”, cioè mancanza di libera volontà individuale. Quando il cittadino islamico contempla questo mistero, cerca l'unione con Dio che controlla tutti gli esseri, e solo in quel momento di unità, egli divenendo simile a Dio, può conoscere la ragione e lo scopo della sua vita.
Nel buddismo, il mistero è invece il nirvana, il desiderio di uscire dalla ruota del karma e del dharma, di mettere fine all'infinito ciclo di morte, metempsicosi e rinascite, per fondersi con l'Ente infinito dell'universo.
Nel giudaismo, il mistero è la creazione: in che modo Dio creò l'universo? Qui la ricerca di identità con l'Essenza Divina può essere individuale e personale, ma in realtà si cerca una soluzione all'eterno enigma riguardante tutta la comunità. Quando e come tutti gli esseri viventi diverranno uno con l'Essenza Divina? Quando verrà il Messia? Come può la mia comunità ebraica sopravvivere nel migliore modo possibile fino a redimersi?

Infine, vi è la SCIENZA DELLO SPIRITO, il cui “mistero” - ancora massimamente avversato da coloro che sanno creare solo dogmi, leggi, netiquette, regolette, per “regolare”, appunto, il rispetto che è impossibile avere per il pensiero debole, in quanto rovina dell’umano - è quello di essere scollegato da ogni falso “mistero” teologico o filosofico dei vari moralismi legulei, e che potrebbe essere caratterizzato come il modo di pensare di Giordano Bruno: una naturalistica ricerca di una coscienza cosmica. Lord Alfred Tennyson disse di Giordano Bruno: “Bruno fu un poeta di mente sempre aperta alle nuove verità, credente in un universo infinito come necessario effetto dell'infinito potere divino; fu bruciato come eretico. La sua epoca non ebbe fiducia in lui”(12). Infatti il Bruno aveva annunciato in modo solenne e grandioso: "Quando un uomo nasce è un quid di macrocosmico che si concentra in forma di una mònade e, quando l'uomo muore, la mònade torna a dilatarsi: ciò che era racchiuso nel corpo si dilata nell'universo, per ritornare poi a concentrarsi, e quindi a dilatarsi nuovamente in altre forme di esistenza"(13).
In queste parole si esprime sostanzialmente, sia pure ancora in modo informe, quasi come un balbettio, tutto il principale sapere scientifico spirituale, capace di generare rispetto per l’umanità intera, senza bisogno di basarsi su un credo o su una fede, dato che il sapere scientifico spirituale è dimostrabile sulla base di una corretta dottrina dei sensi umani, capace di contemplare non solo i 5 sensi insegnati dalle scuole statali dell’obbligo, ma 12. Il presupposto per pervenire a un simile criterio di suddivisione dei sensi umani risiede nel contenuto concettuale stesso di “senso”: sentire non è pensare (e nella visione scientifico spirituale dei 12 sensi umani, col termine "senso" si intende infatti ciò che, offrendo all’umano la possibilità di farsi un’opinione percettiva, entra fisiologicamente in azione PRIMA dell’entrata in azione del pensare (l’immediatezza del percepire rispetto alla mediazione pensante risulta infatti l’unico criterio possibile per la caratterizzazione “dodecafonica” del sentire umano).
La storia del mondo filosofico odierno, che nel suo approccio al problema delle citate antinomie, avversando la scienza dello spirito, anela al rispetto ed alla dignità attraverso la fede e la mera regolamentazione degli esseri umani, è in fondo simile a quella dello schiavo, che consigliato di trasportare da un luogo all’altro mattoni servendosi di una carriola, rispose di no, obiettando che ciò era troppo faticoso per lui, dato che, oltre alla pesantezza dei mattoni, avrebbe dovuto trasportare anche la carriola!
-----------------------------------------------
(1) Alex Comfort, "Authority and delinquency. A study in the psichology of power", oggi tradotto in italiano col titolo "Potere e delinquenza" dalle Ed. Elèuthera.
(2) G. Bruno “Lo spaccio de la bestia trionfante”, Dial. ital., II - Dial. morali, cit. , pp. 88-89.
(3) G. Bruno, "Lo spaccio della bestia trionfante", Ed. Marzorati, p. 46.
(4) Ernst Jünger, “Trattato del ribelle”, Ed. Adelphi, 1990.
(5) Ibid.
(6) “Trattato del ribelle”, op. cit.
(7) “La paura e il ‘Ribelle’” in E. Severino, “La bilancia. Pensieri sul nostro tempo”, Ed. Rizzoli, 1992.
(8) “La paura e il ‘Ribelle’”, op. cit.
(9) “La bilancia…”, op. cit.
(10) Vedi alcuni appunti di Nereo Villa sul concetto di “epicheia” alla pagina:
http://digilander.libero.it/prigionieropolitico/matteo01.htm.
(11) “Il leccaculismo è una pratica sempre molto diffusa, cui si dedica una folta schiera di sbavanti mezzecalzette; donnette e omini inclini al baciastivali. Costoro, privi di qualsiasi decente dote per emergere, si rifugiano in quella che è diventata una vera e propria disciplina di vita: la leccata. La slinguata è un'arte; c'è chi la dispensa così frequentemente da acquisirne una padronanza assoluta. Tale sopraffina tecnica si sviluppa e s'impone nel nostro sistema sociale sempre più gerarchicizzato e burocraticizzato. Per piacere agli altri, per far carriera, devi evitare di essere sincero, devi sottrarti dal dire ciò che pensi. Meglio adulare, incensare, ossequiare, lodare, lusingare. Ci sono diverse categorie, dalla "lecchina lungimirante", che slingua oggi per incassare domani, allo "slinguatore erga omnes", che sbava su chiunque, lasciando la scia della sua fetida saliva in ogni dove. Ci sono poi quelli che agiscono per terze persone: i ruffiani, i lenoni, i prosseneti. C'è, inoltre, la signorina starnazzante, la segretaria che decanta la bellezza dell'orrenda cravatta del capo, e che è sempre pronta a portargli il caffè; costei, più che a leccar piedi si esalta nel baciar capocchie. Il leccaculismo fa molti proseliti anche in quei loculi istituzionali che sono gli uffici pubblici. L'impiegatuccio si arruffiana per una vita intera, al fine di diventare qualcuno (anche se più spesso diventa qualcosa). Per lui è normale baciar deretani a ripetizione, pur di raggiungere un traguardo da decantare alla mogliettina insipida o da sventolare in faccia al collega della stanza accanto. L'allisciamento del prossimo, di colui che ti può servire, che ti può favorire, non è una forma spontanea, bensì un calcolato metodo che esalta l'ipocrisia e il servilismo. Ed è inquietante notare come l'homo lecchinus non abbia pudore di ridurre volutamente la propria dimensione morale”. Mauro Gioielli, “Il lecchino”, 2006-03-26 04:27:17,
http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=&articolo=17773.
(12) Tennyson Hallam, “Alfred Lord Tennyson. A memoir” in Alfred K. Jenkins “Tennyson, il Mistico” (
http://www.teosofica.org/pballegati/01-03-2001.doc).
(13) R. Steiner, "La direzione spirituale dell'uomo e dell'umanità", Ed. Antroposofica, 3ª conferenza, Ed. Antroposofica. Per il concetto bruniano di "monade", cfr. la prefazione di "Opere Latine di G. Bruno" a cura di C. Monti, Ed. UTET, in cui la monade risulta essere fondamento sostanziale di tutte le cose: come un numero limitato di lettere da' luogo a un numero infinito di parole, così la sostanza semplice ed il minimo si rivelano il fondamento delle cose. E come il minimo rappresenta la radice ultima di tutte le specie, così la mònade rappresenta il fondamento di tutti i numeri e l'atomo di tutte le grandezze. Paragonato ad un punto matematico, l'atomo, la parte più piccola della sostanza, ha potenzialmente in sé tutte le direzioni. Fra atomo ed atomo vi è etere, un elemento capace di sfuggire alla regola della discontinuità degli oggetti materiali e di permetterne la metamorfosi. I componenti ultimi di ciò che si metamorfosa sono sostanza immutabile che, come realtà originaria, non può annullarsi. L'incessante mutare delle cose particolari trova la sua spiegazione nell'azione di uno "spirito ordinatore" che "dopo essersi esplicato negli aggregati atomici, coordina il tutto, fino a che, trascorso il tempo, ed infranto lo stame della vita, si ricomprime nel centro e nuovamente si espande nello spazio infinito" (“Opere Latine di G. Bruno”, op. cit).