Sunday, July 30, 2006

RISPETTO

"Ciò che importa attualmente”, scriveva Alex Comfort nel 1950 nel suo celebre saggio di psicologia sociale POTERE E DELINQUENZA, “non è tanto la psicologia dei delinquenti al potere, quanto la nostra volontà di disobbedire e di resistere loro, in nome dei nostri interessi e di quelli della specie umana. E possiamo forse opporci e resistere con più efficacia se li comprendiamo meglio, risparmiandoci così di perdere il nostro tempo con scelte di tipo riformista che, strutturalmente, hanno al loro interno i semi del potere delinquente"(1). In tale saggio di psicopatologia del potere, divenuto un classico della psicologia sociale, Comfort denunciava LE DINAMICHE DEL POTERE POLITICO NEL SELEZIONARE "POSITIVAMENTE", NELL’ASCESA DELLA SUA SCALA GERARCHICA, PERSONALITÀ PSICOPATICHE E SOCIOPATICHE.
Oggi, dopo più di mezzo secolo, le cose stanno non solo come le aveva coraggiosamente denunciate il Comfort, ma sono peggiorate al punto che il cittadino si ritrova di fronte al problema del rispetto nei confronti di tali malati mentali, che costituiscono la classe che lo governa.
Poggiando su precisi dati conoscitivi del genere umano, delle sue paure e della sua deficienza in resistenza morale, la delinquenza politica dispone infatti - ed questo è stato dimostrato dal Comfort - di vere e proprie scuole (le università), nelle quali viene conferita una sorta di iniziazione ai "migliori" truffatori e imbroglioni del pianeta.
Da queste "scuole" e “chiese” sorgono infatti i "grandi progetti" che dovrebbero "migliorare" la vita: piani di "guerra per la pace", piani di "signoraggio per l'economia", ricerche
biologiche o mediche d’avanguardia per l'espianto degli organi, tecniche di manipolazione delle coscienze (mobbing), veri e propri trattati commerciali e finanziari della globalizzazione, nonché di politiche genocide. mondialmente pianificate. A tutto ciò si deve aggiungere poi tutto il grande apparato mediatico, o quarto potere.
Oggi il cittadino incomincia a chiedersi se possono avere senso leggi finalizzate al rispetto nei confronti di queste persone, le quali per le loro azioni “sociali” appaiono sempre più assomiglianti a bestie feroci più che a persone umane.
Nello “Spaccio della bestia trionfante” Giordano Bruno, esplicitando l’idea dell’illimitabilità del dialogo, dice di no a dette leggi: "nessuna legge, che non è ordinata alla prattica del convitto umano, deve essere accettata"(2). In questa sua riflessione etico-politica e religiosa, mostrando di considerare non solo la terra materiale ma anche il cielo, in cui è percepibile il verificarsi delle sue congiunzioni astrali, e la loro interpretazione spirituale, ed in cui lo spaccio della bestia è sostanzialmente quello del cattolicesimo romano, Giordano Bruno capisce che il vero peccato degli esseri umani è quello civile, quando il cittadino danneggia la comunità a cui appartiene, e che i veri santi non sono quelli che parlano all’interiorità, ma sono gli uomini che s’interessano del prossimo, vale a dire eroi della civiltà, quelli sono i veri santi.
Esiste dunque uno spazio in cui la bestia, vale a dire una razza “umana” bestiale che “trionfa” per nulla anelando a ricercare né a ricondurre tutto al "divino oggetto" della Verità.
Gli eventi della vita del Bruno, dimostrarono poi che tale razza di uomini bestia esiste: siamo noi coi nostri moralismi e chiusure mentali.
Oggi dopo quattro secoli, dovremmo imparare a rendere a Giordano Bruno, e a tutti coloro che egli rappresenta, tanto più onore quanto fu l’abiezione inflittagli, proprio secondo le sue stesse parole: "[...]Tal io con il mio divino oggetto, che è la verità, tanto tempo, come fuggitiva, occolta, depressa e sommersa, ho giudicato quel termine, per ordinanza del fato, come principio del mio ritorno, apparizione, essaltazione e magnificenza tanto più grande, quanto maggiori son state le contradizioni..."(3).
Chi oggi afferma astrattamente che il rispetto è un valore assoluto, dovrebbe pertanto ricordarsi che il sentimento del rispetto non può applicarsi contemporaneamente ai perseguitati ed ai persecutori, così come non si può avere rispetto per Gesù ed allo stesso tempo per coloro che lo crocifissero.
È risaputo(4) che dove esiste l'immortalità, o anche solo la fede in essa, ci sono punti in cui nessun potere, e nessuna signoria terrestre, per grande che sia, può ghermire, colpire e, meno che mai, distruggere l'uomo. Infatti può essere intimorito solo chi è già persuaso che tutto avrà fine nel momento in cui verrà meno la sua breve presenza sulla terra. E proprio per il fatto che tale dinamica è conosciuta dai nuovi padroni di schiavi attuali - chiarì Ernst Jünger (1895-1998) - si appoggia ogni teoria materialistica che, prima, tali padroni adoperano per vincere “l'ordine costituito”, cioè i padroni precedenti, e poi, avvenuta la conquista del potere, per “rendere perenne il terrore”(5).
Il ribelle è colui che sa che ogni uomo è immortale, che in ogni essere umano alberga una vita eterna, “terra inesplorata e tuttavia abitata che, anche se lui stesso ne nega l'esistenza, nessun potere temporale potrà mai strappargli”(6)
Ad Est come a Ovest infatti, il nuovo Leviatano, consistente nell’organizzazione e nella mobilitazione dei nuovi padroni, è oggi dato dagli amministratori della tecnica(7).
Ogni periodo ha il suo proprio Leviatano. Nel secolo di Marx, il Leviatano fu infatti il marxismo che, rovesciando la tradizione alla quale si ispirava Jünger, portò i cittadini a considerare che erano proprio le teorie non materialistiche a ridurre l'uomo ad essere schiavo dei padroni. Infatti se “come vuole lo spiritualismo di ogni tempo, l'uomo è e si sente immortale, se in lui ‘alberga una vita eterna’, egli vede la propria vita nel mondo come qualcosa di secondario ed è quindi sostanzialmente disposto a lasciare che i padroni se ne approprino”(8).
Ciò però non può significare che una cosa sola: i “padroni” possono usare tanto lo spiritualismo, quanto il materialismo per schiavizzare il cittadino. Se infatti alberga in me una vita eterna, posso permettermi di non odiare e di sopportare i padroni, che dopotutto si impadroniscono soltanto di quel che per me conta di meno.
Se invece non alberga in me alcuna eternità, e io non sono altro che la mia effimera presenza sul pianeta, il sentimento più adeguato che posso provare verso l’organizzazione scientifico-tecnologica dell’esistenza è la gratitudine: a tale apparato infatti il cittadino attuale deve ormai la sua vita e la sua sopravvivenza, così come un tempo le doveva alla divina provvidenza. E, come rileva Emanuele Severino, questo è solo uno dei tanti esempi di analogia fra Dio e Tecnica(9).
In entrambi i casi, i padroni - che non per nulla sono oggi i signori creatori di moneta dal nulla, esattamente come Dio “creò dal nulla tutte le cose” - non se la passano male.
La domanda è oggi: è lecito parlare di rispetto fra gli esseri umani, quando fra gli esseri umani vi è gente che ancora si schiera, materialisticamente o spiritualisticamente dalla parte di questi “signori”?
COSA SIGNIFICA “RISPETTO”?
L’etimologia della parola “rispetto” proviene dal latino “respicere”, ed in ultima analisi dal termine “specie”. “Te respicio” significa propriamente “io ti rispetto”, letteralmente: ho riguardo per la figura esterna che si vede nella considerazione della tua specie.
Ma come la mettiamo quando la figura esterna che si vede nella considerazione della specie di un essere umano, mostra che quest’ultimo è traditore della causa umana e sociale, un chierico traditore, o un sicofante, o uno scriba, cioè un politico cameriere dei cambiavalute e dei “venditori di colombe”? Come funziona il “rispetto” cristiano di fronte al subumanesimo o all’antiumanesimo imperante?
Gesù di Nazaret diceva a questa specie di uomini “razza di vipere”. Se Gesù avesse “rispettato” questa “razza” di ipocriti e di vanitosi, che dicono e non fanno, che legano pesanti imposte sulle spalle dei cittadini, ed alle quali non vogliono minimamente partecipare, che fanno di tutto solo per essere ammirati, chiamati maestri, o padri, o signori, imponendo perfino il signoraggio bancario sull’uso della cartamoneta, Egli non avrebbe mai potuto dire “non chiamate nessuno signore sulla terra” (Matteo 23,3-12).
Dunque delle due l’una: o Gesù è un cattolico, cioè cattocomunista, ma sarebbe meglio dire un mentecattocomunista rispettoso, che si attiene alla mitezza, alla pacatezza, al politicamente corretto ed alla netiquette, in sostanza un vero leccaculo, oppure è un rivoluzionario.
Se si va a vedere il termine greco con cui Gesù viene caratterizzato come mite, si trova che quel termine è “EPICHEIA”, che significa però tutt’altro, vale a dire che non bisogna portare quei pesi se essi sono iniqui: epicheia significa infatti "equità", ma intesa come principio interpretativo che costituisce la reale politica di Gesù, consistente nel non tener conto delle leggi se l’adempierle risulti immorale, cioè contrario all’equità(10). Senza lo sviluppo di questo concetto nei canoni del diritto, non può esservi cristianesimo.
Perciò il cristianesimo oggi non esiste ancora, dato che si è voluto a tutti i costi crocifiggerne il senso, cioè lo spirito di risurrezione.
Oggi esiste in realtà un “cattolicesimo” in cui è stata trasformata l’epicheia in LECCACULISMO.
Detto con altre parole: esistono schiavi che nascono cattolici senza diventare mai cristiani. Il cattolico non è universale. Significa universale come termine greco, ma il termine latino universalis è tutt’altro che presente nel cattolicesimo, dato che la religione cattolico romana ebbe bisogno di sostituire perfino il termine “universalis” con “catholicos”, ambiguamente quanto faziosamente. Allo stesso modo il Cristo cattolico è mite ma non epicheico: è un povero cristo incapace di essere se stesso come “io”, ma capace solo di essere un leccaculo di imbroglioni e mafiosi, un vero e proprio scriba di oggi, cameriere dei banchieri.
Oggi infatti le dinamiche comportamentali del prete falso, spudorate alla Prodi, o occultate alla Berlusconi, che si crede anticomunista, si chiamano leccaculismo.
Ho trovato in Internet una brevissima ma precisissima pagina che caratterizza questo nuovo “partito”, che è oggi l’intercapedine di tutti i partiti, fazioni, scuole, confessioni religiose, o sinedrii vari. Si intitola “Il lecchino” e varrebbe la pena di leggerlo(11).
A questo punto si tratterebbe allora di vedere come stanno le cose al di là degli alibi che materialismo e spiritualismo hanno offerto e continuano ad offrire a schiavismo cittadino, signori dell’euro che lo provocano, e nuovissimi chierici traditori, filosofi dell’animalismo educato e politicamente corretto.
La parola “antinomia” significa letteralmente anti-legge, cioè “contrario alla legge”.
Le antinomie che interessano qui come problemi filosofici connessi a spiritualismo e materialismo sono quattro. Esse non possono essere risolte, in quanto abbiamo due soli modi con cui acquisire conoscenze certe: il primo è empirico, e riguarda il conoscere tramite i sensi: se infatti sperimentiamo un fenomeno tramite tatto, gusto, olfatto, ecc., possiamo essere certi che il fenomeno esiste davvero; il secondo è logico: se il fenomeno può essere delineato logicamente in modo che la conclusione della sua esistenza porti a una risposta definitiva - sì, esiste, oppure no, non può assolutamente esistere - si può essere certi della nostra affermazione dell'esistenza di quel fenomeno.
Ma le quattro antinomie filosofiche a cui mi riferisco non possono essere sperimentate empiricamente e, d’altra parte, le conseguenze di uno studio condotto su base logica portano ad affermare sia che si può logicamente dimostrare la veridicità di ognuna di esse, sia il contrario, e cioè la non veridicità! Tre di queste proposizioni hanno a che fare con la religione; una - per quanto strano possa sembrare - con la fisica.
Le tre antinomie religiose, caratterizzate qui in forma di proposizioni positive, sono:

1ª: “Dio esiste”.
2ª: “L'universo è stato creato”.
3ª: “L'uomo possiede il libero arbitrio”.


È facile constatare che nessuna di queste affermazioni può essere empiricamente verificata, e che ognuna di esse può essere caratterizzata dal punto di vista logico, sia con esito positivo, sia con esito negativo.
Qualsiasi scelta sembra dunque effettuarsi sulla base della sola fede.
Per inciso, la antinomia, quella che ha a che fare con la fisica, afferma: “la materia è infinitamente divisibile”. La fisica delle particelle e la teoria delle onde cercano ancora oggi di verificarla empiricamente.
Ogni religione prende posizione - positivamente o negativamente - su ognuna di queste tre antinomie.
Ebraismo e cattolicesimo le affermano al positivo: Dio esiste, l'universo è stato creato, e l'uomo possiede il libero arbitrio.
Per l'islamismo, due sono positive e una negativa: Dio esiste e l'universo è stato creato, ma l'uomo non possiede il libero arbitrio, in quanto tutto è preordinato (kismet).
Il buddismo ne assume due negative e una positiva: Dio non esiste; l'universo esiste da sempre e non è stato creato, ma l'uomo possiede il libero arbitrio (nirvana, karma e thalami).
Il problema della lotta contro il comunismo risiedeva nel fatto che il comunismo non fu riconosciuto come religione, ma lo era, dato che assunse una propria precisa posizione sulle antinomie, e fu negativa in tutti i tre casi: Dio non esiste; non c'è stata nessuna creazione; e l'uomo viene determinato da forze esterne di tipo economico.
Oggi, il cattocomunismo propone il “mistero” del rispetto alle banche emittenti ed ai camerieri dei banchieri, come Ciampi, Prodi, Draghi, Berlusconi, ecc., dato che cattolici e comunisti sono unanimi nel rispettare l’adozione antidemocratica dell’euro, cioè fascista, in quanto attuata senza il consenso popolare.
Ogni religione ha il proprio mistero. Ed i seguaci di ogni religione, nel loro tentativo di raggiungere uno stato di identità con il divino, meditano sul mistero, proprio di quella religione.


Il mistero centrale del cattolicesimo dovrebbe essere la risurrezione, eppure i preti a Pasqua parlano quasi esclusivamente di morte. Il cattolico alla Prodi cerca forse di armonizzare l’io con il momento della risurrezione, il momento in cui l'universo è stato ricreato, in cui la vita è cominciata di nuovo, e in cui egli in quanto cattolico "rinasce"! Ma nel cattolicesimo tale “rinascita” riguarda solo l’essere praticanti una disciplina, personale ed intimistica, che appartiene solo al praticante, e che non comprende alcun aspetto che coinvolga la polis, la comunità, perché l'essere praticanti non può essere definito, verbalizzato, né dimostrato: può essere solo, in quanto “esperienza mistica” intimamente sperimentata.


Il mistero dell'islamismo si chiama invece “kismet”, che significa “fato”, cioè mancanza di libera volontà individuale. Quando il cittadino islamico contempla questo mistero, cerca l'unione con Dio che controlla tutti gli esseri, e solo in quel momento di unità, egli divenendo simile a Dio, può conoscere la ragione e lo scopo della sua vita.
Nel buddismo, il mistero è invece il nirvana, il desiderio di uscire dalla ruota del karma e del dharma, di mettere fine all'infinito ciclo di morte, metempsicosi e rinascite, per fondersi con l'Ente infinito dell'universo.
Nel giudaismo, il mistero è la creazione: in che modo Dio creò l'universo? Qui la ricerca di identità con l'Essenza Divina può essere individuale e personale, ma in realtà si cerca una soluzione all'eterno enigma riguardante tutta la comunità. Quando e come tutti gli esseri viventi diverranno uno con l'Essenza Divina? Quando verrà il Messia? Come può la mia comunità ebraica sopravvivere nel migliore modo possibile fino a redimersi?

Infine, vi è la SCIENZA DELLO SPIRITO, il cui “mistero” - ancora massimamente avversato da coloro che sanno creare solo dogmi, leggi, netiquette, regolette, per “regolare”, appunto, il rispetto che è impossibile avere per il pensiero debole, in quanto rovina dell’umano - è quello di essere scollegato da ogni falso “mistero” teologico o filosofico dei vari moralismi legulei, e che potrebbe essere caratterizzato come il modo di pensare di Giordano Bruno: una naturalistica ricerca di una coscienza cosmica. Lord Alfred Tennyson disse di Giordano Bruno: “Bruno fu un poeta di mente sempre aperta alle nuove verità, credente in un universo infinito come necessario effetto dell'infinito potere divino; fu bruciato come eretico. La sua epoca non ebbe fiducia in lui”(12). Infatti il Bruno aveva annunciato in modo solenne e grandioso: "Quando un uomo nasce è un quid di macrocosmico che si concentra in forma di una mònade e, quando l'uomo muore, la mònade torna a dilatarsi: ciò che era racchiuso nel corpo si dilata nell'universo, per ritornare poi a concentrarsi, e quindi a dilatarsi nuovamente in altre forme di esistenza"(13).
In queste parole si esprime sostanzialmente, sia pure ancora in modo informe, quasi come un balbettio, tutto il principale sapere scientifico spirituale, capace di generare rispetto per l’umanità intera, senza bisogno di basarsi su un credo o su una fede, dato che il sapere scientifico spirituale è dimostrabile sulla base di una corretta dottrina dei sensi umani, capace di contemplare non solo i 5 sensi insegnati dalle scuole statali dell’obbligo, ma 12. Il presupposto per pervenire a un simile criterio di suddivisione dei sensi umani risiede nel contenuto concettuale stesso di “senso”: sentire non è pensare (e nella visione scientifico spirituale dei 12 sensi umani, col termine "senso" si intende infatti ciò che, offrendo all’umano la possibilità di farsi un’opinione percettiva, entra fisiologicamente in azione PRIMA dell’entrata in azione del pensare (l’immediatezza del percepire rispetto alla mediazione pensante risulta infatti l’unico criterio possibile per la caratterizzazione “dodecafonica” del sentire umano).
La storia del mondo filosofico odierno, che nel suo approccio al problema delle citate antinomie, avversando la scienza dello spirito, anela al rispetto ed alla dignità attraverso la fede e la mera regolamentazione degli esseri umani, è in fondo simile a quella dello schiavo, che consigliato di trasportare da un luogo all’altro mattoni servendosi di una carriola, rispose di no, obiettando che ciò era troppo faticoso per lui, dato che, oltre alla pesantezza dei mattoni, avrebbe dovuto trasportare anche la carriola!
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(1) Alex Comfort, "Authority and delinquency. A study in the psichology of power", oggi tradotto in italiano col titolo "Potere e delinquenza" dalle Ed. Elèuthera.
(2) G. Bruno “Lo spaccio de la bestia trionfante”, Dial. ital., II - Dial. morali, cit. , pp. 88-89.
(3) G. Bruno, "Lo spaccio della bestia trionfante", Ed. Marzorati, p. 46.
(4) Ernst Jünger, “Trattato del ribelle”, Ed. Adelphi, 1990.
(5) Ibid.
(6) “Trattato del ribelle”, op. cit.
(7) “La paura e il ‘Ribelle’” in E. Severino, “La bilancia. Pensieri sul nostro tempo”, Ed. Rizzoli, 1992.
(8) “La paura e il ‘Ribelle’”, op. cit.
(9) “La bilancia…”, op. cit.
(10) Vedi alcuni appunti di Nereo Villa sul concetto di “epicheia” alla pagina:
http://digilander.libero.it/prigionieropolitico/matteo01.htm.
(11) “Il leccaculismo è una pratica sempre molto diffusa, cui si dedica una folta schiera di sbavanti mezzecalzette; donnette e omini inclini al baciastivali. Costoro, privi di qualsiasi decente dote per emergere, si rifugiano in quella che è diventata una vera e propria disciplina di vita: la leccata. La slinguata è un'arte; c'è chi la dispensa così frequentemente da acquisirne una padronanza assoluta. Tale sopraffina tecnica si sviluppa e s'impone nel nostro sistema sociale sempre più gerarchicizzato e burocraticizzato. Per piacere agli altri, per far carriera, devi evitare di essere sincero, devi sottrarti dal dire ciò che pensi. Meglio adulare, incensare, ossequiare, lodare, lusingare. Ci sono diverse categorie, dalla "lecchina lungimirante", che slingua oggi per incassare domani, allo "slinguatore erga omnes", che sbava su chiunque, lasciando la scia della sua fetida saliva in ogni dove. Ci sono poi quelli che agiscono per terze persone: i ruffiani, i lenoni, i prosseneti. C'è, inoltre, la signorina starnazzante, la segretaria che decanta la bellezza dell'orrenda cravatta del capo, e che è sempre pronta a portargli il caffè; costei, più che a leccar piedi si esalta nel baciar capocchie. Il leccaculismo fa molti proseliti anche in quei loculi istituzionali che sono gli uffici pubblici. L'impiegatuccio si arruffiana per una vita intera, al fine di diventare qualcuno (anche se più spesso diventa qualcosa). Per lui è normale baciar deretani a ripetizione, pur di raggiungere un traguardo da decantare alla mogliettina insipida o da sventolare in faccia al collega della stanza accanto. L'allisciamento del prossimo, di colui che ti può servire, che ti può favorire, non è una forma spontanea, bensì un calcolato metodo che esalta l'ipocrisia e il servilismo. Ed è inquietante notare come l'homo lecchinus non abbia pudore di ridurre volutamente la propria dimensione morale”. Mauro Gioielli, “Il lecchino”, 2006-03-26 04:27:17,
http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=&articolo=17773.
(12) Tennyson Hallam, “Alfred Lord Tennyson. A memoir” in Alfred K. Jenkins “Tennyson, il Mistico” (
http://www.teosofica.org/pballegati/01-03-2001.doc).
(13) R. Steiner, "La direzione spirituale dell'uomo e dell'umanità", Ed. Antroposofica, 3ª conferenza, Ed. Antroposofica. Per il concetto bruniano di "monade", cfr. la prefazione di "Opere Latine di G. Bruno" a cura di C. Monti, Ed. UTET, in cui la monade risulta essere fondamento sostanziale di tutte le cose: come un numero limitato di lettere da' luogo a un numero infinito di parole, così la sostanza semplice ed il minimo si rivelano il fondamento delle cose. E come il minimo rappresenta la radice ultima di tutte le specie, così la mònade rappresenta il fondamento di tutti i numeri e l'atomo di tutte le grandezze. Paragonato ad un punto matematico, l'atomo, la parte più piccola della sostanza, ha potenzialmente in sé tutte le direzioni. Fra atomo ed atomo vi è etere, un elemento capace di sfuggire alla regola della discontinuità degli oggetti materiali e di permetterne la metamorfosi. I componenti ultimi di ciò che si metamorfosa sono sostanza immutabile che, come realtà originaria, non può annullarsi. L'incessante mutare delle cose particolari trova la sua spiegazione nell'azione di uno "spirito ordinatore" che "dopo essersi esplicato negli aggregati atomici, coordina il tutto, fino a che, trascorso il tempo, ed infranto lo stame della vita, si ricomprime nel centro e nuovamente si espande nello spazio infinito" (“Opere Latine di G. Bruno”, op. cit).

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