Wednesday, November 08, 2006

sulduceinteriore

SUL DUCE INTERIORE
Riflessioni di Nereo Villa su parole di Mussolini
(in “grassetto corsivo fra virgolette”)
tratte dall’ultima intervista, concessa a Gian Gaetano Cabella,
ex direttore del "Popolo di Alessandria", il 20/04/45,
rivedute poi da Mussolini il 22/04/45,
a sei giorni dal suo assassinio

Chi ha a cuore l’attuazione di una “repubblica sociale” reale, non può più oggi fidarsi, come fece Mussolini, di cardinali, impedendo a se stesso di “dubitare della parola di un ministro di Dio”. Dubitare di costui è, anzi, un dovere, soprattutto se si percepisce che costui è “viscido” (1). Le vicende di Sindona e di Marcinkus hanno, fra l’altro, mostrato a chiare lettere l’implicazione dello IOR (banca vaticana) con la mafia (2).
Mussolini diceva: “L’Italia si risolleverà”.
Io mi chiedo che cosa l’Italia sia.
È un insieme di S.p.A. con scopo di lucro, chiamata Bankitalia?
Credo che quand’anche si sollevassero gli italiani “utili per il paese”, sarebbe sempre troppo tardi, dato che trasmettere ai figli e ai nipoti la verità della truffa bancaria, proprio “quella verità che è stata falsata, svisata, camuffata” da secoli, è un’impresa culturale e/o di libertà, non un’impresa politica e/o di diritto. E la nostra cultura è schiacciata dalla scuola dell’obbligo di Stato, e dunque dal diritto romano, essenzialmente anticristiano.
“A fine maggio e ai primi di giugno del 1940 […] la Germania aveva vinto” e prima o poi anche gli italiani sarebbero stati “invasi e schiacciati”.
La razionalizzazione geopolitica degli accordi Mussolini-Hitler consistente in un’“Europa divisa in due grandi zone di influenza: nord e nord-est; influenza germanica; sud, sud-est e sud-ovest influenza italiana”, appariva pertanto ancora più razionale, dato che se uno è più forte di te, delle due l’una: o soccombi nella lotta, oppure te lo fai amico, se non altro per prendere tempo, e decidere la giusta strategia futura.
Perciò dal secolo futuro era più che naturale aspettarsi l’attuazione di una “forza materiale e spirituale”, capace di contrastare eventuali nemici provenienti da Asia o America. Dunque quell’accordo vincente (cioè l’asse italo-germanico) avrebbe dato agli italiani il “diritto di pretendere” la loro “parte dei beni del mondo”, quegli stessi beni che oggi, come allora, sono ancora in mano “a pochi ingordi e che sono la causa di tutti i mali, di tutte le sofferenze e di tutte le guerre”.
Ecco perché la vittoria degli americani, la cosiddetta “liberazione” non diede, e “non darà al mondo che una pace effimera e illusoria”. Infatti siamo ancora alle porte di un nuovo conflitto mondiale.
Ed ecco perché oggi siamo ancora costretti a parlare di signoraggio bancario: non per “mantenere nel cuore la fede” nel fascismo (ci mancherebbe anche questa!) ma perché è proprio il nostro mondo di italiani e di europei ad avere bisogno della verità occidentale, consistente nell’idea di un organismo sociale sano e triarticolato nei suoi tre poteri: solidarietà produttiva, diritto cristiano, e libera cultura, questa è l’idea più coraggiosa di tutta l’Europa dei popoli: la triarticolazione dell’organismo sociale è l’unico “fascio” di cose incredibilmente sane che può essere attuato per un reale sabato per l’uomo. E il fascismo non poteva ancora avere chiara questa idea, dato che essa stava appena sorgendo in Rudolf Steiner, che i nazisti considerarono loro primo nemico, dato che incendiarono il suo primo centro di Dornach (3).
Sono dunque “gli avvenimenti” e le “debolezze” degli uomini “che oggi provocano questa eclissi” del pensiero, appunto debole, a dare ragione alle intenzioni di Mussolini.
“La storia mi darà ragione”!
La storia gli da’ ragione!
E nessuno - fino a prova contraria - può negarlo.
Mussolini è stato il solo ad opporsi “ai primi conati espansionistici della Germania”, e quando mandò “le divisioni al Brennero […] nessun gabinetto europeo” lo appoggiò.
Eppure, per impedire la guerra, l’unica via praticabile era quella di “impedire alla Germania di rompere l’equilibrio continentale” e di contemporaneamente “provvedere alla revisione dei trattati” in modo da “arrivare ad un aggiustamento generale delle frontiere fatto in modo da soddisfare la Germania nei punti giusti delle sue rivendicazioni, e cominciare col restituirle le colonie; ecco quello che avrebbe impedito la guerra. Una caldaia non scoppia se si fa funzionare a tempo una valvola. Ma se invece la si chiude ermeticamente, esplode”.
Dunque “Mussolini voleva la pace e questo gli fu impedito”!
Da cosa?
Dalla P1. Dovrebbe essere chiamata così, cioè Propaganda Uno. Infatti attraverso la propaganda, i signori del signoraggio riuscirono e riescono - fino a prova contraria - a “convincere tutti”.
La P2 (Propaganda 2) allora non esisteva. Ma non esisteva, semplicemente perché prima del 2 non può che esservi l’1, e prima della P2, la P1 o semplicemente “la propaganda”, che convinceva tutti. Sia ben chiaro: queste non sono affermazioni basate su prove storiche. Semplicemente io la penso così. E non chiedo ad alcuno di fidarsi della mia immaginazione, bensì auspico che l’immaginativa morale propria di ciascuna individualità prenda vita in ognuno.
Anche oggi, nonostante il nullismo della verità, o nichilismo, “qualunque cosa detta” dalla propaganda, “è la verità”!
E l’“ubriacatura collettiva” di oggi la chiamo da sempre mentecattocomunismo. In questo mio neologismo io colloco: un comunismo senza Marx, un cattolicesimo senza io, ed un fascismo senza lotta alla plutocrazia ed all’usura (ed anzi promotore di queste!).
Chi ha a cuore l’attuazione di una repubblica sociale reale, non può nemmeno oggi sopravvalutare “l’intelligenza delle masse” come Mussolini dichiarò di avere fatto come proprio errore.
La gente ha quello che si merita: applaude una cosa ed immediatamente il suo contrario, a seconda di chi nelle trasmissioni televisive appare più disinvolto, indipendentemente dai contenuti che vengono disinvoltamente affermati.
L’“isterismo collettivo” domina in TV nel modo pacato del politically correct… Il colmo è che i signori del signoraggio, in un modo o nell’altro modo, ottengono perennemente che “i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto”, si schierino “anima e corpo dalla parte dei plutocrati” e “degli affamatori”!
Non è forse questo un sintomo che evidenzia che costoro sono asura promotori di schiavismo?
Volendo fare tesoro dell’esperienza politica di Mussolini, ed aspirando ad affrettare “la possibilità di risollevarsi e di imporsi” del popolo italiano (e ciò vale anche per ogni altro popolo europeo), bisognerebbe insegnare ai popoli dell’est le dinamiche dell’egoità anglosassone. Steiner parla di tale egoità nel ciclo di conferenze sulle esigenze sociali dei nuovi tempi, accennando alla favola di Goethe “Il serpente verde”. Ma l’impresa è abbastanza ardua. Infatti se si ragiona solamente all’americana, si perde il contatto con la realtà, dato che qui in Europa non c’è una sola lingua, e sono pochi coloro che conoscono, per esempio il russo, il rumeno, il polacco, ecc. Quindi bisognerebbe almeno incominciare ad accogliere l’amicizia di coloro che pur non essendo italiani manifestano una concezione giuridica cristianizzata (4).
Ma se il popolo italiano non è unito in se stesso tutto ciò è solo illusione.
L’ i n d i v i d u o “dovrà giocare la grande carta”.
Ma non si tratterà di “un puro […] che dovrà immancabilmente agitare le idee del fascismo”: queste sono per me idee alienanti, dato che l’“uomo puro” non può esistere fuori di me. La purezza di intenti, in quanto sano pensare, non può essere cercata fuori dall’uomo, ma dentro. Se la si cerca fuori, si alimenta solo una alienante trascendenza, insensata perfino teologicamente, in quanto l’“io sono”, cioè il Cristo, è oggi immanente, incarnato, non meramente trascendente, come Roma vorrebbe ancora far credere evocandolo ritualmente (in questo senso il cambiamento dell’altare rivolto ai fedeli, anziché verso il muro simboleggiante il cielo, voluto da papa Giovanni, testimonia la consapevolenza dell’immanenza: il cielo non è altro che il celato dentro ogni uomo, lì si trova il Cristo risorto, cioè l’“io sono”).
L’individualità può collaborare con un’altra individualità, questo sì: “collaborazione e non lotta di classe”, questo sì; “carta del lavoro e socialismo”, questo no, perché il lavoro lo faranno sempre più le macchine, e dunque occorre solo socialismo, socializzazione della moneta, questo sì.
“La proprietà sacra fino a che non diventi un insulto alla miseria”. Di fatto oggi la proprietà non esiste più, essendo appunto già “un insulto alla miseria” (5);
Cura e protezione degli esseri umani, dunque, non “cura e protezione dei lavoratori”, io pretendo il mio diritto alla vita anche se non lavoro. Essendo musicista, non ho mai “lavorato”, dato che mi sono sempre divertito facendo serate e concerti. L’etica del lavoro è infatti solo una micidiale truffa generatrice di schiavitù. Dunque: cura e protezione degli esseri umani “specialmente dei vecchi e degli invalidi; cura e protezione della madre e dell’infanzia […] assistenza fraterna ai bisognosi […] lotta contro l’ignoranza e contro il servilismo verso i potenti”. Ed eccolo là il signoraggio denunciato da Mussolini: “il servilismo verso i potenti”, e la sua volontà di sostituirlo col “potenziamento dell’autarchia fino al giorno utopistico della suddivisione fra tutti i popoli delle materie prime che Iddio ha dato al mondo” come “speranza” ed “esaltazione dello spirito di orgoglio di essere italiani”.
Ma qual è il senso oggi di quell’orgoglio se non quello di un’“educazione in profondità” circa le dinamiche del nemico: l’invasore bancario, il potente signore del signoraggio? Lo spirito di avversione che ognuno alberga un po’ in se stesso, fa cercare anche costui nel mondo esterno, come controparte impura dell’uomo puro. Invece il grande inganno è questo: l’invasore non è fuori ma è dentro di noi.
Il “giovane puro” che “verrà”, e che viene, non esiste. Esiste solo in quanto tuo io sempreverde, che non ha bisogno di “tradizioni”, né di riferimenti a “postulati (fascisti) del 1919”, o ad affermazioni “di Verona del 1943”! Infatti il pensare non è stato dato all’umanità perché l’uomo esprima un mondo nato dalla sua perdita di Logos, ma come veicolo del ritrovato Logos. Ed uno solo è il modo del pensiero di ritrovare in sé la via ad una reale tradizione perenne: il moto interiore, capace di annientare in sé la serie di soggezioni in base alle quali “si” è abituato a determinarsi per l’umano. Questo è infatti l’unico moto solare che redime l’umano da dentro (tradizione solare) e non da fuori (tradizione lunare) o da esteriori carte, libri o decreti.
Solo in tal modo è possibile sperare la liberazione dei popoli: “il popolo allora avrà aperto gli occhi e lui stesso decreterà il trionfo di quelle idee” di triarticolazione sociale, sempre più urgente all’Italia come ad ogni altro paese del mondo.
“Troppi interessati non hanno voluto che (il popolo) comprendesse ed apprezzasse” queste cose, ed hanno indotto il cittadino a credere che esse “fossero state fatte contro di lui, contro i suoi interessi morali e materiali”!
Ecco perché si ha letteralmente paura di una filosofia della libertà!
2000 anni di “invasioni”, “miserie”, “denatalità”, “servaggio”, “lotte intestine”, “ignoranza”, “miseria” e “denutrizione”, “non sono bastati per dare all’anima di ogni italiano quella forza occorrente per superare la crisi e per comprendere il vero”. La crisi “cominciata nel 1939, non è stata superata dal popolo italiano”, il quale è stato reso completamente tonto, intossicato e acefalo, o “benpensante” nella misura in cui è non pensante.
Non può dunque risorgere, in quanto la sua “convalescenza” è stata stroncata da continue “ricadute”.
L’“io sono”, e non solo l’“io sono” del duce, è presente come Logos in ognuno. Quello soltanto è “il grande clinico” che non può fare alcuna cura se non dall’interno degli umani. All’esterno, “i medici” sono stati, sono, e saranno sempre molti. Questi sedicenti guaritori dell’organismo sociale, questi politicastri, “si affollano per la successione” in vista della sua morte: “molti di questi sono già conosciuti per inetti; altri non hanno che improntitudine o gola di guadagno. Il nuovo dottore deve ancora apparire”
Il nuovo dottore è l’io umano.
Mussolini cercò con tutte le sue forze di impedire la guerra. E questo è un fatto documentato storicamente.
Egli era riuscito a spaventare “il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori”, i quali non vollero (e non vogliono) sentire parlare di diritto alla vita, “la socializzazione mondiale”, “frontiere” liberate da ogni “dogana”, “libero commercio fra paese e paese, regolato da una convenzione mondiale, moneta unica e, conseguentemente, l'oro di tutto il mondo di proprietà comune, e così tutte le materie prime, suddivise secondo i bisogni dei diversi paesi, abolizione reale e radicale di ogni armamento”.
Mi fermo qui…
Anzi, ripeto: “moneta unica e […] l'oro di tutto il mondo di proprietà comune” così come “tutte le materie prime, suddivise secondo i bisogni dei diversi paesi”, e finalmente l’“abolizione reale e radicale di ogni armamento”!

NOTE
(1) Il vangelo di Marco (discepolo di Pietro) fu infatti scritto a Roma su invito di cavalieri romani (dal 54 al 61 p.C.) consapevoli del fatto che il diritto romano è una realtà anticristana (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 14/04//1917). E fu scritto contro l'ordinamento giuridico-sociale degenerato dell'impero romano (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 10/04/1917). Già dall’inizio del vangelo di Marco i versetti 23 e 24 del 1° capitolo, e l’11 del 3°, indicano che nonostante tale degenerazione è proprio il mondo spirituale decaduto che per primo riconosce il Cristo (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 10/04//1917). Infatti i sadducei (Mc. 12,18) erano opportunisti (oggi si direbbe "mafiosi" del tribunale e dell'amministrazione palestinese), che essendo servili rispetto ai romani, volevano sopprimere tutto ciò che proveniva dai misteri, perché consideravano quel sapere un cristianesimo contrario alla romanità. Da qui deriveranno poi le stragi romane antiebraiche (a scopo di estirpare ogni connessione misterica) ed ogni soppressione dell'uomo pneumatico (cioè spirituale), cosa che poi avvenne definitivamente col concilio di Costantinopoli dell'869 (Rudolf Steiner, conf. di Berlino 27/03//1917). Il messaggio che secondo me nasconde il vangelo di Marco è il seguente: fate attenzione al diritto. Il vero diritto non può poggiare su fratricidio (vedi i fatti di Romolo e Remo, da cui parte la nascita di Roma, il civis romanus ed il jus, appunto il diritto), e neanche sulla rapina (vedi la storia del rapimento (o del sequestro) delle donne sabine, detto "ratto delle Sabine". Quelle donne appartenevano al popolo dei quirini, non ai romani. Oggi si parla tanto del Quirinale, del diritto, e dello Stato di diritto, però bisognerebbe anche non omettere che il vero diritto cristiano è quello di non pagare le tasse (diritto di epicheia), nella misura in cui è percepibile che queste servono a incrementare guerre e schiavitù.
(2) Negli anni ’80, il giudice Mario Almerighi, si occupò dell’indagine sulla famosa multinazionale del crimine, formata da libanesi, siriani, marsigliesi, spagnoli ed italiani, appartenenti o collegati alla banda della Magliana. Questa supergang, avente basi in Turchia, Afghanistan e Marocco, era una vera e propria raffineria di oppio, ed esportava eroina pura e hashish in America. In tale indagine, arresti e perquisizioni si susseguirono in grande numero, finché molti dei capi e dei “soldati” di questa grossa banda vennero assicurati alla giustizia e condannati. Fra gli arrestati vi fu Giulio Lena (poi condannato a 17 anni con sentenza definitiva), famoso cervello italiano della supergang, legato anche lui alla banda della Magliana. Dalla perquisizione in una sua villa a Monteporzio Catone (Roma) vennero allo scoperto, oltre ad un'abbondante attrezzatura per falsificare soldi, timbri, patenti e passaporti, due lettere (rispettivamente del 24.0487 e 14.12.87; di esse furono poi acquisite anche le ricevute di ritorno) a firma Giulio Lena indirizzate al cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano, nelle quali si chiedeva a Casaroli di restituirgli L. 1.450.000.000 (oltre gli interessi), anticipati da Lena tra marzo ’85 e febbraio ’86 al Vaticano per l’acquisto di documenti di Roberto Calvi contenuti nella sua borsa (quella famosa borsa che il banchiere portava sempre con sé, ma che quando fu scoperto il suo cadavere sotto il ponte dei frati neri a Londra non fu mai più ritrovata. Per ulteriori dati della vicenda, e/o per l’indicazione delle relative fonti di prova, rimando ai seguenti provvedimenti giudiziari: 1°) Ordinanza gip Napoli, 10 febbraio1996, nel procedimento a carico di Calò Giuseppe e altri, per l'omicidio di Francesco Imposimato; 2°) Richiesta DDA Napoli a gip 21 marzo 1994, nel procedimento a carico di Alfieri Carmine ed altri; 3°) Richieste DDA Napoli a gip, 22 novembre 1993, nel procedimento a carico di Alfieri Carmine e altri; 4°) Richieste DDA Napoli a gip, 18 agosto 1994, nel procedimento a carico di Agizza Antonio ed altri (cfr. “I banchieri di Dio. Il caso Calvi”, a cura di Mario Almerighi, Editori Riuniti, Roma, 2002).
(3) Pauwels e Bergier, “Il mattino dei maghi”, Ed. Monfadori, Milano, 1960.
(4) Cfr. il sito polacco di democrazia finanziaria (http://www.demokracja-finansowa.pl/) conosciuto tramite Katerina Varutti (http://bufala.spazioblog.it/5346/Risposta+ad+amica+polacca.html).
(5) Cfr. l’articolo di G. Sandi e N. Villa “2007: Capodanno col bollo, gratis per chi ha di più, aumento per chi ha di meno, il capodanno dell’oltraggio”: http://www.signoraggio.it/capodannodelloltraggio.html

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